







(By Gina Pane)
CRONACHE DI SCALVARI (la Farmacia Estrella)
Alla vispera dei trent'anni, però, Errico fu assunto come commesso alla Farmacia Estrella, la più famosa e prestigiosa Farmacia di Buenos Aires. Un tempio dei farmaci ma anche un paradiso del buon gusto e della raffinatezza. Pavimenti a mosaico veneziano, scaffali in legno intarsiato, affreschi sul soffitto e banconi in marmo italiano di Carrara.
Errico fu commesso e assistente di laboratorio. Cambiò casa e dal Quartiere di Boca si trasferì nel borghese Quartiere di Palermo dove comprò con sacrificio e debitamenti un grazioso villino di fronte alla fermata del tram che, in quattro minuti del suo orologio a cipolla, lo portava dritto alla Farmacia.
Nella bottega paterna rimasero Idèa e Marèa, silenziose, precise e velenose. Avvelenate da quel padre eterno, esclusivo e ingombrante. E sempre più brusco, sgarbato, intollerante verso ogni pensiero differente dal suo. Intanto anche Violantina, nonostante i decotti di salice, se ne moriva di febbre. Una morte che non si sciolse nelle lacrime (Bacicìn vietò a sè ed ai suoi figli di piangere) incarnendosi sotto la pelle ruvida e sottile del cuore di ciascuno di loro ma, specialmente, in Idèa e Marèa quella morte si conficcò ben dentro e fece infezione.
Dominico continuava ad inviare clienti al padre ma, ormai, evitava le visite tanto erano insopportabili le minestre flaccide delle sorelle e l'ìnvidia rabbiosa per la giovinezza che si faceva largo nelle budella di Bacicìn.
Gianni Priano (continua)



