Maiko - Dirty in birdland - KnowArt

-- Mi chiedo se Freud abbia amato i suoi pazienti come i suoi cani, e credo di sì, onestamente, anche se dubito che si sarebbe lasciato riprendere con uno di loro al guinzaglio, a Londra, in un mattino di sole, seduto al tavolino di un ristorante o in una festa di famiglia--
giovedì, 26 giugno 2008

summer zandrew - remember



























CRONACHE DA SCALVARI (el sentimento de culpa)

                                                                          San Pedro 5 augusto 1927

Cara Antonia,
fenalmente alfine carta tuya viene a meco.
Io leto essa, el mi corazòn se piaga.Te es muchacha que tiene muchos ojos: en animaledo sensible. Te tiene en sentimento de culpa causa el facto medesmo de vivere. El sentimento de culpa est serpiente de cascabel, en sentimento desgarbado, en patìbulo.
Te fa deventar loco, pazzo. Te ucide, mi amiga cujna.
Me da pena saberte enervada, desmenuzada.
Sente me. Ascolta bene.
Tu puè est muerto. Ello lascia enorme vuoto que te riempi de locura. De dolor.
Locura y dolor stanno sovente ensieme.
Si te viene en Argentina io ghignosco medico especiale que poder guarirte e darte en spicchio de pacificazione. Intanto stai en Factoria, labori quando tieni forza e magari te situi a san Pedro por siempre. Como todos fai tuya fortuna adoperando tuos brazos.
Pensighe , cujna. Io, mama, Alberto saremo felizi de haberte en esto luego, appresso noi.
Ce se agiuta.
Jò Priano

Gianni Priano (continua)
postato da dirtyinbirdland alle ore 26/06/2008 06:43 | link | commenti
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mercoledì, 18 giugno 2008

CRONACHE DA SCALVARI (lettere a Baciccia, a Tomasina e di nuovo a Baciccia)

Matrimonio Mario ed Elena

























                                                            San Pedro 1 giugno 1926

Caro mi cujno Gio Batta Natale Baciccia,
questa mi afecionada carta te domanda como tiene la salude de toya sorela Antonia. Dopo un pugneto de letere espedite a tuya familia me son taciuto per motivaziones svariatte. Ma senza desmentiare problematiga de Antonia. Certamente aparirò entregante e scociatore a todos vos e certamente parerà habere jo chi sa quale enteressamendo o calcolatione. Ma no è vero. No pensade malamente! Qui en Argentina voi habete un parentame que ve vole bene, que est atacado al radicamento italiano e voltrese. Ne le nostre tratorìe le rade volte que vado a magnare facio ordinassione semper de pietanse itagliane e nostrane ligustiche. Magno fainà, funzi trifoladi a funzeto con alio e prezemolo, casulli a o pesto que ce digono anca trofie e raviole de boragine e mitologica fugassa e purpetùn e ven bianco simil Coronada. Jo me sento una vena tra le altre vene que es solamente itagliana, solamente voltrese. Ce state anca vos entro questa mi vena.
Per Antonia sto en gravissima cura, preocupatione.
Tu me capisci Baciccia?
Capiscime, te prego.
Informame su salude de muchacha.

Jò Priano

                                                              San Pedro 8 september 1926

Cara Tomasina,
gracias de tu carta. GRACIAS. Espero que antonia se cura bene e fa guarimento.
Sapendo pregare io pregheria.
Fa conto que prego.
Un saludo esperando.



                                                           San Pedro 19 decembre 1926
Caro mi Giobata Bacicia,
muchas felicitades a te par tuyo matrimogno de lo pasado anno. Habeo savudo da Tomasina la bela noticia. Un abbrasso a te, un saludo de respecto a la esposa tuya Madalena.
E Antonia?

Jò Priano


Gianni Priano (continua)
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lunedì, 16 giugno 2008

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CRONACHE DA SCALVARI (estimada tia)

                                                                   6 luglio 1925

Estimada tia Asunta,
no recebo cartas sovra salue de mi cujna Antonia. Segnifica que Antonia è bene? Io tengo forte preocupatione. Me dite?

Jò Priano


**

                                                                  18 settembre 1925

Estimada tia,

furse acade quarchecosa? Mi puè teneva affezione verso suo hermano Antonio. Mi puè me ha mostrato a recordar su origen. Io preocubado de mi cujna vuestra filia hija. Me dite? Domando por favor.

Jò Priano


Gianni Priano (continua)
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venerdì, 13 giugno 2008

CRONACHE DI SCALVARI (la cugina Tomasina detta Gusta)

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San Pedro 30 avrile 1925

Estimada cujna primera Tomasina detta Gusta,

habeo recepito carta de vuestra sorela sister Antonia que me dicebat de muerte caro puè. Intendo segnalarve bruto stato de salute de antonia, muchacha malada multo.
Scrivetti in oltre a la vuestra mamma muè Assunta sine recepire respondenza.
Me preocupo mucho. Antonia abbizogna de dottore, de medicina.
Sto seguro que ve curate de la muchacha ma vorei stare segurisimo. Comprendete?
Fateme sbere por favor.
Ossequiando

Jò Priano cujno

(Gianni Priano - Continua)
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martedì, 03 giugno 2008

CRONACHE DA SCALVARI (un inghippo nel ventre di Filomena)

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Non meritava, Filomerna Piscopo, le attribuzioni affibbiatele dal vecchio Bacicìn. Nè monarchia nè clero le piacevano. E nemmanco i maccheroni.
Vanesia sì, vanesia lo era: ma solo un pittino. Superstiziosa, invece, moltissimo. Ma anche instancabile facitrice di vetrine che addobbava per mestiere specialmente nei paraggi delle feste comandate. E sulla scala di legno, in punta di piedi, nell'atto di fissare in alto un chiodino, un fregio, la schiena si allungava, si tendeva e i glutei splendevano insieme al resto di lei.
Si fermò solo per fare un figlio, nel 1924.
Ma nè Bacicìn nè Marèa nè Idèa si presentarono al capezzale della puerepera e neppure al battesimo andarono. Arrivò, invece,. e con doni e sorrisi Dominico, allegro, tutto preso e commosso nel guardare gli occhi neri (quasi vietnamiti) di Isidoro. Caramba! Quel taglio dello sguardo: Xuan Zu e Tu Zu erano arrivati fino a lì. Fino agli occhi di Isidoro.
Errico non lo sapeva nè mai lo seppe. Che una mattina, in sua assenza, il fratellastro Dominico fu ladro e assassino. E che da ladro, da assassino, amò Filomena che gli aveva aperto la porta del villino e offerto un vino rosso freddo e secco. Che Dominico ricambiò con un bacio, un morso e cento carezze sulla bocca di lei, tana, piena di tana malinconia, di tano ridere.
Che le mise dentro, nel suo sentiero tra mezzo le gambe, un figliolo.
Che quel figliolo era Isidoro, piangente -ora- per la fame di seno. Fame nera e innocente (c'è fame colpevole?) di cui si faceva ragione, il neonato, contro la madre e contro Errico, suo tenero padre ufficiale.

Gianni Priano (continua)
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lunedì, 26 maggio 2008

CRONACHE DA SCALVARI ( Errico sposa la tana Filomena Piscopo)

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Comprò, Errico, giacche e scarpe e pantaloni e cravatte e occhiali da vista con la montatura d'oro. Sempre fresco di rasatura, garbato e fine trovò moglie in fretta. Si chiamava Filomena Piscopo, tana, figlia di tanos mangiatori di maccheroni. Uruguayana di nascita, salernitana di origine e argentina d'adozione splendeva di occhi e capelli neri, di bocca rossa e denti bianchi, di seni grandi, duri e vita stretta.
Bacicìn e le sorelle non la presero in simpatia. Non è la donna giusta per Errico, diceva il vecchio. E Idèa e Marèa, zitte, approvavano. Bacicìn accusava apertamente Errico di non meritare il nome che portava, all'autonomia rischiosa del lavoratore in proprio aveva preferito uno stipendio da commesso farmacista, a Boca il Quartiere chic di Palermo, alla politica l'eleganza ed alla sincerità il bon ton. In più si era preso una moglie vuota e vanesia, una figlia di tanos. Niente, nada contro i tanos ma insomma. I più tanti di loro erano di sentimenti monarchici e clericali e lui si era scassato il belìno dei loro cornetti superstiziosi, della pummarola schizzante.
Il mazziniano Bacicìn , l'uomo che aveva incrociato l'anarchico Errico Malatesta, da quando il figlio aveva sposato una tana , inveiva contro i tanos. Non perdeva occasione per dirne male.
Si trattava del sacramentare di un vecchio che aveva riempito di banconote la Banca di santa Fè (perchè delle banche di Buenos Aires aveva deciso di non fidarsi affatto) e continuava a vivere nella casa di lamiera ondulata di sempre, con gli stessi abiti sdruciti di trent'anni prima. Un uomo ricco ma ormai soltanto di soldi e di passato.

Gianni Priano (continua)
postato da dirtyinbirdland alle ore 26/05/2008 19:03 | link | commenti
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domenica, 25 maggio 2008

CRONACHE DI SCALVARI (carniceria di popolo)

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                                                                                                                                 San Pedro 3 gennajo 1920

Estimado barba,
comtinuamente non ricevvo noticias de la familia de directo ma sabe por habe etrovato un hombre ne lo Porto ieri venente da Voltri circa la morte de vosta figlia Maria causata da febre spagnolla. Invecio Gio Bata Natale pare salvo da la guera, enorme masacro mondiale. Fortuna por Argentina in quanto chè non partecipà a la spavventosa carniceria di popolo.
Noi stammo ne la Fattoria con agio bastante e si avete necessitade reguardo a lavorare presso di me sappia che ci sta postazione per uno o anche duo Priano habente brazos e capo non di segatura. Magara se c'è una jovane fillia vostra penso potrebe occuparse de mia madre Miriam uno poco poco malada de core?
Io ora ve saludo con deferente abbraccio . Suerte da todos a todos.

Jò Priano
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giovedì, 22 maggio 2008

gina pane Laure 1977

(By Gina Pane)

CRONACHE DI SCALVARI (la Farmacia Estrella)

 

Alla vispera dei trent'anni, però, Errico fu assunto come commesso alla Farmacia Estrella, la più famosa e prestigiosa Farmacia di Buenos Aires. Un tempio dei farmaci ma anche un paradiso del buon gusto e della raffinatezza. Pavimenti a mosaico veneziano, scaffali in legno intarsiato, affreschi sul soffitto e banconi in marmo italiano di Carrara.

Errico fu commesso e assistente di laboratorio. Cambiò casa e dal Quartiere di Boca si trasferì nel borghese Quartiere di Palermo dove comprò con sacrificio e debitamenti un grazioso villino di fronte alla fermata del tram che, in quattro minuti del suo orologio a cipolla, lo portava dritto alla Farmacia.

Nella bottega paterna rimasero Idèa e Marèa, silenziose, precise e velenose. Avvelenate da quel padre eterno, esclusivo e ingombrante. E sempre più brusco, sgarbato, intollerante verso ogni pensiero differente dal suo. Intanto anche Violantina, nonostante i decotti di salice, se ne moriva di febbre. Una morte che non si sciolse nelle lacrime (Bacicìn vietò a sè ed ai suoi figli di piangere) incarnendosi sotto la pelle ruvida e sottile del cuore di ciascuno di loro ma, specialmente, in Idèa e Marèa quella morte si conficcò ben dentro e fece infezione.

Dominico continuava ad inviare clienti al padre ma, ormai, evitava le visite tanto erano insopportabili le minestre flaccide delle sorelle e l'ìnvidia rabbiosa per la giovinezza che si faceva largo nelle budella di Bacicìn.

 

Gianni Priano (continua)

postato da dirtyinbirdland alle ore 22/05/2008 09:39 | link | commenti
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giovedì, 15 maggio 2008

CRONACHE DI SCALVARI (malva e barba di granturco)

pozioni

Errico Devoto volle imitare l'hermanastro Dominico e, aiutando il padre nel laboratorio di Boca, fece in modo di estudiar chimica, biologia, astronomia e medicina generale.
Il megòn megante Bacicìn in un primo tempo finse di ignorare le intenzioni del figlio e continuò, come se nulla fosse, a muoversi insieme a lui ed a Idèa e Marèa tra infusioni, emulsioni, soluzioni, decotti, impiastri, sciroppi e impacchi.
Succo di cavolo e miele per i gargarismi, decotto di canigèa per quando va giù la voce, foglie di ortica cotte per strofinare la testa e tenerci attaccati i capelli in cima, fino alla vecchiaia, per il mal di capo crema di patate sulla fronte, camomilla speciale per il bruciore agli occhi e barba di granturco bollita per il naso tappato. Bietole e burro per gli orecchioni insieme ad applicazioni calde di olio. Acqua speciale per il catarro e acqua di violette seccate per la tosse. Malva o grappa asciutta per il male ai denti, timo e lavanda per il torcicollo e le sette farine (grano, ceci, formentone, lenticchie, castagne, mais, orzo) per la bronchite. Salvia, menta, rosmarino per quando manca il respiro.Crema di lardo e cavolo per i lividi e crema di bianco d'uovo e farina per il male alle braccia ed alle gambe. Succo di sambuco al mattino, digiuni, per andare di corpo e pasticche di carota e carruba per non andarci troppo. Giglio e ribes per i calli e decotto di dente di cane per la scarlattina. Polvere di prezzemolo mischiato a cavolo per le ferite e crema di rapa per i bruciori delle donne, là sotto.
Acqua di foglie di fiume per i foruncoli e acqua di rosmarino per digerire. Collana speciale d'aglio per curare i vermi, olio caldo per dar contro al fuoco di Sant' Antonio e olio di noce per far più belle le ciglia.

Gianni Priano (continua)
postato da dirtyinbirdland alle ore 15/05/2008 22:12 | link | commenti
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martedì, 13 maggio 2008

CRONACHE DA SCALVARI  (voscià signor mi barba)

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                                                                                                                                San Pedro 2 decembre 1917

Estimado voscià signor mi barba,

Ve sovvenite de mi puè. Zertamente che sì. Voi state ultimo que habete lui veduto en vida, a Voltri quando si recò a truveve. Come mi muè Ve comunicò in illis temporibus ello no chinò plus da lo barco respiranda. A mi muè giungette Vostra cartollina de posta con cordoglianze.
Ve dmando: ma quali noticias pudete darme de Vostra familia Priana oggidì? No sabemo plus nihil!
I suppose mi cugino GioBatta que reca mi nomen esse en la guerà mundial y espero lui bueno. Domando noticias de etro cuginos primeros. Tomasina y Antonia y Maria y Maddalenna y Gusto y alteri supra cui me puè Lorenzo me dicebat antigamente. E Vostra esposa Assunta Piccardo està en salude? Espero che sì, zertamente. E noticias de Voi mi dear barba que mi puè Vostro hermano fradèl teneba scrito en suo core ?
I attendo informationes e per l'intanto abbrasso fortemente ma fortemente propio todos anche da lato de mi muè e de mi hermano Alberto.

Riteneteme Vostro

Jò Priano
postato da dirtyinbirdland alle ore 13/05/2008 22:05 | link | commenti (1)
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domenica, 11 maggio 2008

CRONACHE DI SCALVARI (ristrutturazioni)

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La fattoria cambiò aspetto. Jò fece ristrutturare la Villa dotandola di un ampio patio e mutando l'assetto delle stanze. Poco distante fu fabbricata una neviera e un rabdomante individuò la presenza di acqua a monte della Villa, su un pianoro, dove uno in fila all'altro vennero costruiti cinque nuovi pozzi. La riva del Plata che lambiva la proprietà venne ripulita e trasformata in una spiaggia per merende e pranzi all'aria aperta. Nel giardino fu posta una voliera e, poco più in là, un gazebo in ferro battuto laccato di vernice bianca. Venne anche impiantato un roseto con sette tipi di rose.
Il casino di caccia nel quale Dominico aveva vissuto diventò l'abitazione di Alberto, una casa sudicia e disordinata in cui nè Jò nè Miriam entravano mai.
Sempre sulla sponda del Plata ma distante dalla spiaggetta venne edificato un Mulino ad acqua e accanto un casone per il mugnaio e la sua famiglia. Il primo mugnaio fu Pedrèn Ivaldi, un piemontese di mezza età che Jò stesso aveva trovato al Porto, appena sbarcato con sua moglie Lidia e una banda di cinque figli maschi, di venticinque, diciotto, sedici e sette anni.
Molti dei lavoranti del padre erano morti, come il Nescio, il gondoliere e i due polacchi. La manodopera venuta a mancare venne rimpiazzata da giovanotti e uomini prevalentemente piemontesi, montanari delle valli di Cuneo, pregiati per la resistenza anche ai fulmini . Alcuni di loro, per esempio Arneodo, Beltramo, Raviola, Dutto, Ferrero e Marchisio tenevano famiglia, moglie, figli e -qualche volta- genitori anziani. Così accanto alla Cà Vegia furono tirate su la Cà Nova, la Cà dei Piciu, la Cà dei Ciciu, la Cà della Parura, la Cà degli Anciuè e la Cà degli Abetè. Un turbinio di massi, sabbia, mattoni, coppi, travi, calce, acqua, polvere, terra, ferro. Nella Cà Vegia abitavano ancora i manenti della prima ora, xeneixes, furlani, austriaci mischiati tutti tra loro e imparentati insieme.

Gianni Priano (continua)
postato da dirtyinbirdland alle ore 11/05/2008 21:29 | link | commenti (1)
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sabato, 03 maggio 2008

CRONACHE DI SCALVARI ( Jò e Alberto)

cielo




























Il figlio di Luensìn, Giò (anzi, ormai, Jò) dirigeva insieme alla madre Miriam la Fattoria.  Aveva un buon fiuto per il commercio e l'agricoltura così agli studi preferì l'attività pratica: comprare, vendere, decidere cosa seminare, seguire il lavoro dei contadini con scrupolo quasi pedagogico. L'azienda si irrobustì e nel 1916 la Fattoria di San Pedro produceva grano, granturco, orzo, uva da vino. Bene avviato anche l'allevamento di galline ovaiole, tacchini, mucche da latte, pecore e capre. Jò Priano scrisse un solo tango, che regalò all'impresario tedesco.

Vi las casas, las espadas
creo que eso es todo
mi sombra es mi terra
y el lazo en el aire.
Vi los besos sin mì
las animas en pena
las trenzas azules
y el lazo en el aire.
Te verè me daras esa vida
que tu misma no tienes
el mar ciego, las nubes
y en lazo en el aire.

(Vidi le case, le spade/ credo che questo sia tutto/ la mia ombra è la mia terra/ e il cappio nell' aria./ Vidi i baci senza di me/ le anime in pena/ le trecce azzurre/e il cappio nell'aria/ Ti vedrò mi darai quella vita/  che tu stessa non trattieni/ il mare cieco, le nubi/ e il cappio nell'aria)

Furono i primi e unici versi di Jò. Mai più avrebbe preso in mano la penna con finalità letterarie. Aveva ventidue anni, i capelli corti nerissimi e una rada barbetta rossiccia. Mingherlino, piccolo di statura ma forte come un torello.
Al tedesco chiese solo di intitolare il tango "El hombre foresto". Poi ci mettesse pure sotto la sua firma alemanna e lo vendesse a quartetti, quintetti, orchestrine o tanghèri scarichi di vena.
Il tedesco trasgredì l'impegno preso con Jò. Chiamò la canzone " El tango de en hombre xeneixe".
Jò Priano fu contento ugualmente. La notizia di questo titolo più direttamente vicino a suo padre gli accarezzò l'orecchio in un giorno di aprile mentre caricava un sacco di miglio sul carro. Era il novantaquattresimo sacco che quella mattina metteva su da solo.  Ne restavano quasi altrettanti.
Neppure suo fratello Alberto aveva voluto sapernedi studi e di libri. Lavorava in un'officina meccanica per macchine agricole. Era un giovinetto dal muso sporco e dalle unghie nere. Si lavava poco, si grattava parecchio e non spiccicava più di una trentina di parole in una giornata. Era ancora più basso del fratello e se Jò alternava la malinconia al gusto della boutade perfida, i silenzi alla ciarla allegra, Alberto teneva l'aria torbida del dente che duole, del temporale imminente e abitava, chiuso a doppia mandata, dentro di sè.

Gianni Priano (continua)
postato da dirtyinbirdland alle ore 03/05/2008 22:58 | link | commenti (2)
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