da "CRONACHE DI SCALVARI" (los ojos)
Boca lo accolse con un tenue malinconico sorriso. Dominico el pibe. I più anziani -poichè questa domanda spetta loro, da sempre, di diritto e di dovere- sbiaditi nella memoria del recente gli chiedevano: hombre, de chi ti sei ? (non : chi sei ma de chi ti sei). E Dominico imparò a rispondere sono el hijo de Bacicìn Devoto, el megone bullonero, sono el nieto de Katerina la Russa, muè de la povera Pellegrina. E i vecchi gli toccavano un braccio, un ginocchio e gli propinavano un giocoso pattone sulla nuca. Voltata loro la schiena li sentiva sussurrare, bisbigliare, sospirare tra i pochi denti marci. Qualche volta i più inopportuni gli infliggevano l'enigmistico gioco delle somiglianze: la canappia è de Bacicìn, la frunte è de so abuèla (me pare de veddila), la bucca indubitabilmente de so muè Pellegrina bonanima ma los ojos, eh, los ojos neigri saranno de o lunfardo che si godette la Russa. Porcu de un marinero.
Era vero: il nasetto aguzzo veniva dal padre, la fronte alta era di Katerina Ivanovna e la bocca -poi- tale e quale precisa a Pellegrina. Ma gli occhi, los ojos, sapevano di foresto, di sarvago. Ojos stranieri anche lì a Boca dove stranieri erano tutti. Eppure quello sguardo arrivava da più lontano ancora. Stava lontano, in ansietà ed abissi. E in gorghi e vertigini e smarrimenti.
(continua)
Gianni Priano