SCUOLA
Di quello di Ceva mi dissero subito le colleghe: "è un tipo formale, ama la carta". Non ne ho trovato uno, dopo di lui, che non l'amasse. Uno diventa preside proprio per quello: perchè ama la carta. O perchè odia i pioppi. Dipende.
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A Carcare un gruppetto di professorini marxisti e affiliati al marxismo che l'aria fredda dell'entroterra conservava (era un marxismo ben conservato, sì, ma nello stesso tempo guasto, bacato) dileggiavano un vecchio insegnante, gonfio e trasandato, che ogni mattina entrava nella chiesa attigua al liceo per inginocchiarsi e ringraziare Dio. Era stato operato di cancro ed era ancora vivo. Ne attribuiva il merito più al Padreterno che non alla dottrina del materialismo storico. E questo, loro, non glielo perdonavano.
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Al tetto delle scuole, dei posti di lavoro, ho sempre preferito le volte dei portici, o la pioggia. Uscire da scuola, avere davanti la strada, qualunque strada: ecco qualcosa di simile alla felicità.
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Agli inizi, e per molti anni, farmi amare e benvolere dagli alunni era tutto. Ora non me ne importa più un fico.
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A Mondovì un preside disse: "facciamo presto che devo andare a vendemmiare". A volte la vita irrompe, come un bacio.
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Sono belle, viste da fuori, le finestre delle scuole.
(Gianni Priano)