La stanza dei dolenti
Padre, padre rannicchiato
Padre stanco, padre nudo
Nella fragile ora
Ti veste la mia pena
E copre il tuo pudore
Come un manto
Nella stanza dei dolenti
Tu m’insegni a leggere le lettere d’amore
Coi polpastrelli ai piedi
Padre tu non nomini, balbetti,
Traballi, cadi
Ed io mi reggo al tuo squilibrio
Padre tu m’insegni
La meraviglia di guardare
All’infinito il viso tuo
Nel rotto di uno specchio infranto
(maiko dirtyinbirdland)
Quanto male ai miei figli ho fatto e tolta
Quanto male ai miei figli ho fatto e tolta
l'infantile certezza familiare
mostrandogli la divisione, il vetro
spaccato, e gli alberi in inverno
spogli e randagi come nudi cani.
Ho tolto tutto ai miei figli, gli ho strappato
la palla dalle mani, gli ho bucato
le ruote della bici, gli ho ammazzato
il pesce rosso nel vaso trasparente.
E altro non gli ho dato che il mio esile
e piccolo-borghese stravagare
e altro non gli ho dato che il mio sbrincio
entrare dentro un libro o dentro un fiore
e altro non gli ho dato che la scena
disallineata del mio cuore
e un cane strozzato alla catena
che li annusa e li cerca. E questo amore.
(Gianni Priano)