Tramontando mi accorgo
della vaniglia e del cane
della sua zampa lasciata sopra il fango
dell' erbaspada, del tango
Io che tramonto
da sempre e attendo il gorgo
del buio e mi accorgo
di quel che sfugge dal ditale, dal biondo
dal nero profondo
(oh Tonio) e ogni giorno
faccio il verso allo storno
alla rondine al merlo impertinente
e ai gatti ai vermi all'elefante
e vado, strappo il foglio, non dubito
del greve decubito
che mi affianca nel crollo
scalcinato e già portavo parti
di intonaco e muro
nei sandaletti. Pensa un po'.
(Gianni Priano)