Maiko - Dirty in birdland - KnowArt

-- Mi chiedo se Freud abbia amato i suoi pazienti come i suoi cani, e credo di sì, onestamente, anche se dubito che si sarebbe lasciato riprendere con uno di loro al guinzaglio, a Londra, in un mattino di sole, seduto al tavolino di un ristorante o in una festa di famiglia--
domenica, 25 febbraio 2007

Diario delle mattonelle

Senza-titolo-6























Mia nonna, nonna nerina, era un'antesignana del servizio "la spesa che non pesa" della coop.
Quando ero una bambina, la vedevo telefonare la mattina, a Lisandrino (Alessandro), il signore che gestiva un piccolo emporio vicino casa di mia nonna, e dettargli l'elenco delle cose che voleva nella spesa. Prima di questa telefonata, fatta dal telefono grigio anni '70, nonna si sedeva al tavolino in cucina e preprava la sua lista. Poi Lisandrino, più o meno un'ora dopo, arrivava.  Quasi sempre la spesa comprendeva il cacio, e qualche volta i confetti di cannella.

Nonna viveva uscendo pochisismo di casa, più che altro per rifarsi dei capelli, per tagliarli. Non andava in chiesa la domenica e mi guardava dal balcone giocare giù in cortile. Mi costruiva eserciti con i noccioli delle nespole e i gambi delle melanzane, con cui giocavo con Pierluigi e con Teresa, e case per le bambole ritagliate nelle scatole di zucchero.  Mia zia Tonina, insegnante di disegno e pittrice, una ragazza allora, al rientro da scuola montava il giradischi e metteva un LP di De André. Io le chiedevo: zia, cosa vuol dire puttana? Non ottenenvo una risposta.

Sul lavello della cucina avevo il mio bicchiere, di plastica azzurra un po' consunta, altri cugini bicchieri di colori differenti. Io passeggiavo per ore percorrendo la striscia nera di mattonelle intorno al tavolo da pranzo. Ricordo pomodori messi a seccare sul balcone, e cuscini privati della lana per essere lavati. Le fettine di carne saltate nell'olio con l'origano e l'aglio, il castagnaccio e la crostata.

Ho imparato con lei come si guarda il telegiornale, in religioso silenzio. Ricordo ancora il suo numero, il primo che ho imparato nella mia vita, 21883. Ho imparato a ripiegare i fazzoletti per farne delle spose, o delle suore. O un bambino in culla.
postato da dirtyinbirdland alle ore 25/02/2007 08:50 | link | commenti (8)
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Commenti
#1   25 Febbraio 2007 - 15:03
 
sono tesori di storia; valori di vita semplici ma fondamentali
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Orizzonte28

#2   26 Febbraio 2007 - 11:53
 
ho sorriso.. vedo cose nel tuo racconto che io rivivo ancora nel quotidiano.. mia nonna vive ancora con me... ma avevo dimenticato quando da piccola mi insegnava a piegare i fazzoletti a forma di suora e le telefonate alle 8 in punto al signor "Mattiucc" per la spesa (buon'anima..) ....

ci son angoli della mente come scrigni chiusi in attesa della chiave. grazie di aver forzato la serratura.
buona settimana..
libellula
utente anonimo

#3   26 Febbraio 2007 - 15:32
 
perche' tutto passa, tranne il passato
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente peterparker999

#4   26 Febbraio 2007 - 17:27
 
una sospensione magica tra poesia e terapia.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cybbolo

#5   27 Febbraio 2007 - 11:08
 
come la donna spesa sia anche spesa.
la mia stima
paola
utente anonimo

#6   28 Febbraio 2007 - 09:41
 
ero lì accanto a te bimba ad allungare il braccio verso il bicchiere.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente strumm

#7   01 Marzo 2007 - 23:19
 
mi piace questa maiko testimoniale.
un po' laura pariani, un po' guccini di croniche epifaniche, un po' meneghello.

sai , un tempo per vedere se uno sapeva disegnare gli si faceva fare il cavallo.

e tu il cavallo lo sai fare benissimo.
sei scrittrice di razza.
puoi fare la picassa, anche, la kandisca e la muncha. ma ogni tanto torna, ti prego, a disegnarmi il cavallo. a parlarmi, qui, di tua nonna e del bicchiere.

irazoqui
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#8   01 Marzo 2007 - 23:22
 
lasciami fare il nevrotico ossessivo. le cronache gucciniane (croniche) non sono epifaniche ma epafaniche.
edizioni feltrinelli.
le conosci?
è splendido quando parla di nonna amabilia.

irazoqui
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Commenti

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