Diario masochista
(Photo by Nobuyoshi Araki - "Untitled" from "Tokyo Nude", 1989)
Per anni e anni ho avuto fantasie di consegna e di abbandono. La donna in camiciola relegata a gattonare verso la ciotola posata in terra nel bianco della stanza. Il collo lungo, l’arco della schiena, la linguetta. La schiava dai capelli sciolti, nuda e indifesa sullo scenario del mercato. La valutazione, l’ispezione, controllo e prezzo per lo scambio. Una ragazza in cambio di un cavallo, un corpo per fardello di ritorno. A casa. La sedia coi legacci in un ambiente postmoderno, il nero del vinile, le bende sopra gli occhi. Il freno di un guinzaglio al collo. La punizione sull’errore, e poi la protezione e la carezza sul non farcela ad andare o a contenere. La consegna al terzo uomo, lo sguardo sul mio bere, l’inettitudine al controllo. Il gioco dello sguardo, la scommessa del silenzio. Il mugolio, il guaito. La regressione, la fortezza vuota. L’attesa e lo spavento. La cera che disegna un temporaneo tatuaggio, l’orlo del caldo, insopportabile nell’attimo. La cecità dell’abbandono, il darsi senza inganno, i giochi solitari con l’orlo del pensiero a fare danno. La ricompensa parola contagiosa, il nutrimento privo di spessore. La pioggia fuori dal confine dei metro disabitati all’alba, oggetti da borsetta improponibili allo sguardo. Il caldo del contatto, lo sfinimento dell’assenza. Potersi accoccolare nel groviglio degli sguardi nei corridoi dei locali di terzordine vestiti di velluti, la bellezza trafitta della mano, che trattiene, restituisce, interviene e poi rinviene. Accovacciarsi sotto gli alberi o tendersi come quel ramo troppo lungo che cresce dalla rosa che hai piantato per le spine nel risvolto nascosto della pelle all’inizio del mio mondo, quando la fantasia si è dichiarata e la pianta ragazza ha restituito il sorriso al suo tormento.
(Photo by Nobuyoshi Araki - "Untitled" from "Shashin Shijo Shugi", 2000)