Maiko - Dirty in birdland - KnowArt

-- Mi chiedo se Freud abbia amato i suoi pazienti come i suoi cani, e credo di sì, onestamente, anche se dubito che si sarebbe lasciato riprendere con uno di loro al guinzaglio, a Londra, in un mattino di sole, seduto al tavolino di un ristorante o in una festa di famiglia--
mercoledì, 30 aprile 2008

CRONACHE DI SCALVARI (a Voltri)

molo di ponente_ 1934



























il calesse dalla stazione Marittima infilò l' Aurelia: Di Negro, Sampierdarena, Cornigliano, Sestri, Multedo, Pegli, Pra, Palmaro e -infine - Voltri. Dove, in Piazza dello Scalo, lo aspettava, con le mani in tasca corte e nervose, Antonio insieme alla figlia Antonietta e al figlio Baciccia, oramai signorina e garsonetto.
Bianca bianca Antonietta e fine e delicata, i capelli ben pettinati, acconciati, di un biondo scuro lucente di fili di rame. Baciccia teneva invece una testata di riccioli disordinati ed ei baffettini da niente sotto il naso aquilino. Con i tre Priano, un cugino pescatore puzzolente di sardine e anciue, il Ciubullo e Tichetò, il curato, fratello di Assunta, con la tonaca impataccata e la faccia che manco se l'era lavata, quel mattino.
Un comitato d'accoglienza scarno, ma organizzare feste di benvenuto non era nel carattere impacciato di Antonio.
Lorenzo arrivò con dietro un codazzo di bambini (gli stessi che in Brasile bastonavano i calcagni di Xuan Zu) baccananti e urlanti. Per toglierseli d'attorno Luenso gettava qualche monetina il più lontano possibile dal calesse e nacque così -subito- la leggenda di Luenso dei Priàn, il Mericano , matto che buttava monete d'oro per aria e chi le acchiappava le acchiappava.
Ma la storia  che Luenso aveva scritta in faccia non era quella di un ricco belinone. C'erano segni profondi di schiaffi, sulla fronte le guance e il mento, segni di baci, litigi, violenze,  abbandoni e dimenticanze. Sembravano due gocce d'acqua i fratelli: ma Antonio era acqua del bronzino, Luenso acquaragia.
Si sistemò all' Albergo Stella davanti all' Oratorio di Sant' Ambrogio.
Stette perlopiù in camera ad attendere visite e improvvisate che non vi furono. Era ispida Voltri, un riccio geloso di sè.
Pensò a quanto Buenos Aires, laggiù, fosse una vera città ligure ed europea. Buenos Aires come Parigi, Londra, Berlino e Napoli.
Già, Napoli. La capitale morale dell' Italia. Anche i xeneixes di Boca diventavano tanos, dopo qualche tempo. Era l'irresistibile contagio della furbizia disarmante e fine a se stessa, del campare la vida, dell' allegria intelligente e , quindi, malinconica.
A Voltri gli pareva che non vi fosse niente di tutto questo. Fece visite di rito, con le poche forze a cui si aggrappava (ormai stanco anche di aggrapparsi). Rivide la Casa Rossa e i suoi lecci ma nessun tango gli si mosse dentro: era sfinito e vuoto, ormai.
Con il frè Antonio andarono in calesse al Convento di Santa Maria in Passione , a Genova, dalla sorella Canonichessa.
Regina. Che si era fatta altèra e gonfia di severità dietro la grata della clausura. Non si dissero nulla se non parole. Nada de nada.
Dopo poche settimane Luensìn ripartì. Fiacco, smagrito e tormentato da fitte ghiacciate alla schiena. I suoi crimini, i suoi tangos avevano urlato forte contro il nada da cui proveniva e che gli si era nuovamenteimbattuto contro.
Miriam, Giò, Alberto e la fattoria erano l'ultimo amore possibile. Il resto: nada.
Il mare del ritorno fu mite, scivolò via in quaranta giorni.
Ed ecco nuovamente il Porto de Boca. E sul molo la moglie, i figli, Dominico, Bacicìn, Errico, Idèa, Marèa, Violantina, el Fainà, Gennaro, el Rebora, Pascale, el Sciù Pesce, l'impresario tedesco vestito da gaucho, il tanghèro Carlos Gardèl (la testa scintillante di brillantina), il Quinteto Pirincho, Tristano, Calandrino, Cecco, il conte Ugolino, Amleto, l'amico Dino, Orlando e i Karamazov al completo. Tutti tanos, tutti esperti di buon ritorno.
Scese dal barco a piedi in avanti, con un lenzuolo sul viso.

Gianni Priano (continua)
postato da dirtyinbirdland alle ore 30/04/2008 04:36 | link | commenti
categorie: gianni priano, cronache di scĂ lvari
domenica, 27 aprile 2008

Insonnie

Notte_bianca

























Ci sono venuta piccolina
A rimirare i fiori nelle strade

E tra le pagine di Pasolini
Ci sono tornata da lontano

Poi a rivivere e per ridere
Fino a confonder le periferie del centro

Nei cinema a sgranchire le indolenze
Aspettando le prime di Moretti

Stanotte inquieta mi domando
Se l'ombra di Testaccio stia tingendo

Non voglio un incubo notturno tormentato
Da un viso magrebino cancellato
postato da dirtyinbirdland alle ore 27/04/2008 22:19 | link | commenti (5)
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giovedì, 24 aprile 2008

La gola magrebina

ci_asse1















ho delle lune adolescenti
degli improvvisi a quattro mani

le mie le tue non nostre
colombe capovolte

ho seni da succhiare
caviglie coi sonagli

polsi che rigan seta
e labbra coi fermagli
postato da dirtyinbirdland alle ore 24/04/2008 18:44 | link | commenti (2)
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mercoledì, 23 aprile 2008

CRONACHE DI SCALVARI (Xuan cammina)

barbone























Ora camminava a piedi verso la lontanissima Boca e i discoli gli tiravano le pietre e lo canzonavano quando passava da un villaggio. Aveva lo sguardo brutto, di un magnetismo cattivo ed era sporco, in disordine. La gente lo scansava. Accadde più volte che qualcuno chiamasse le guardie.
A Paulistana i bambini lo legarono ad un palo del telegrafo e gli misero sulla testa una coroncina di filo spinato. Quando i poliziotti lo  liberarono lui svenne e loro, non sapendo dove metterselo, lo chiusero un mese in carcere per vagabondaggio, vino tinto (che con l'imbuto i ragazzi gli avevano rovesciato in pancia a litri) e indegnità morale.
In un'altra città, un anno dopo, una squadra di mocciosi lo gettò, vestito nei suoi stracci , nel Paranà. Uscito dall'acqua Xuan prese a tirare sassi sulla ragazzaglia e un ciottolo colpì in pieno viso un monello, che iniziò a sanguinare.
Oltre alle bastonate degli adulti, alle sberle ed ai calci dei padri ed ai graffi melodrammatici delle madri Xuan rimediò un viaggio in treno. Che lo portò a Posse. Ma ammanettato e scortato da due gendarmi armati. Ancora galera .Ancora fame, pidocchi, pulci, febbre. Cella di isolamento e un filo di luce che entrava da una fessura nel muro, una feritoia larga come un occhio e lunga come un dito.

Gianni Priano (continua)
postato da dirtyinbirdland alle ore 23/04/2008 19:41 | link | commenti (1)
categorie: gianni priano, cronache di scĂ lvari
mercoledì, 23 aprile 2008

La cameriera di Bosch

Nobuyoshi Araki




























(Photo by Nobuyoshi Araki)






Dovresti scioglierti
dalle manette che ti legano
nel buio e solo a quello
alla testata del tuo letto
che dichiara un titolo ogni notte
e ti rimescola con le tue gambe aperte
e i seni lì sprotetti e quella bocca
sì quella bocca umida di umidi
e le caviglie poi quasi slogate
sei il tonfo del fantasma
nel buco onirico dai margini mangiati
come corrosi e un poco spenti

fiammifero che porta
le lingue della chioma accesa
e la rigidità di sotto

devi imparare la scomposizione
rimescolare gli organi
e bere con le labbra
a ciò che scorre lento
postato da dirtyinbirdland alle ore 23/04/2008 06:41 | link | commenti (3)
categorie: memoriale odierno, audiomaiko
martedì, 22 aprile 2008

Sara_013

























post it - -

stasera mi accorgo che
ho perso l'adolescenza
quando ho smesso
di leggere Nietzsche


*per la foto, grazie a blacksea (ed al suo blog)
postato da dirtyinbirdland alle ore 22/04/2008 21:58 | link | commenti (2)
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martedì, 22 aprile 2008

gotico



























Seno coseno
Parte molle di me

O pera consistente
La parte mia fatta per essere

Soppesata dalle mani
Tenuta e modellata

C'è la memoria dell'assenza sua
Sulla superficie erotizzata

Della mia indole dimessa
Punta per spilli

La navigata assenza
Della bocca

E l'impossibile scalfita confessione
Di una potenza che versa il latte

Ed ossessione tutte le mattine
Spavento per l'assenza

L'immaginario sacrificio
La perdita persino del modello

Di corpo di genere di identità
Di quiete

E la carezza che negli anni
Si è posata come la neve fatta a sciogliersi

Sulle intricate vie di cicatrici delle donne
Dell'esangue mio sangue senza sangue mensile

Vorrei poterti dire
Che ci sarà forma d' amore

Per ogni punto di sutura al tuo
Fragilissimo cesello

E che la bocca toccherà
Con il respiro e le mucose

Il grido che s'infrange
Sotto l'imago mentis del tuo bello

Vorrei posare la testa a riposare
sulla delicatezza cieca del tuo seno
postato da dirtyinbirdland alle ore 22/04/2008 06:43 | link | commenti (1)
categorie: memoriale odierno, audiomaiko
domenica, 20 aprile 2008

CRONACHE DA SCALVARI  (nada de nada, frè)

La20lettera



































(Painted by Agim Sulaj
, nato a Tirana nel 1960. Vive e lavora a Rimini)



                                                                                                                               San pedro 1909, september 21

Caro fratello,

ho apprencido della vostra salute dicreta. Il medesimo non posso dire de mi  che, passati gli acri tempi de la melanconia fonda, me truebo adessora imbeccato di un male roditore. Puoi te comprendere la preoccupatione per los mei hijos Giò e Alberto. Sono juveni, Giò ne tine quindici de anos e Alberto nove appena. Pure de la mia esposa Miriam tengo rencrescimento de lassarla ma è un rencrescersi de differente natura.
Il medico penza che magara scampo ancora un ano ma il megante meo amigo Bacicìn de Boca scolla la testa al suo modo e dice de sestemame frettolosamente e bene le me cose e i me affari poichè al momento, hic et nunc, sono solamennte un poco smagrito e stanco ma fito me toccheranno i dolori e dunque avrò da mastegare foglie de coca por resistere a i tormenti.
Nada de nada, frè : cosa vuoi che te digo.
Ma asnsi, una noticia te la invio: vegno multo fito a vedde Voltri nostra e per miare in facia te e regina e todos comprendendo los nipoti e la Antonietta Lilla figlia dulcissima del nostro frè morto.
Trobame uno buono Albergo prossimo a tua magione , un Albergo por un vetusto americano un poco de già muerto ma con un stissino de anima ventosa ancora e ben ricco de vili denari.
Sarò ben lì a decembre.
Lassate adesso abbrassare, me frè mai desmentianto nei bui de l'anima profonda. Mai conosciuto e mai desmentiato.
Abbrassame todos de casa tua.


                                                                                                                                            Lorenzo


(Gianni Priano)
postato da dirtyinbirdland alle ore 20/04/2008 22:10 | link | commenti (2)
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venerdì, 18 aprile 2008

Il disamore dei poeti

bilicogb8





































Sciancato anche il teatro
delle separazioni zoppe

In cui recalcitranti ci imbattiamo
passando dalla meraviglia

dell'innamoramento
dei corpi e delle menti

a quella negligenza
che tocca come l'onda

i quattro piedi scalzi
che calziamo e che ci incalzano

al freddo delle mattonelle
battendo il tempo

del misconoscimento
dell'emozione tesa di soppiatto

a quello sguardo posato
per la prima volta

sul testo e poi sul seno
dove si sgretola il respiro

di una poetica di fatto denutrita
e messa all'umido del pianto
postato da dirtyinbirdland alle ore 18/04/2008 21:21 | link | commenti (2)
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giovedì, 17 aprile 2008

Programma

aliz3nx1
























Per il silenzio passa la trasformazione
lo  strascicato incedere
che osa feminilizzata
la via del malcontento

Se tu mi dessi le tue chiavi di casa
potrei di nuovo incamminarmi
per quella forma in prosa
che qualcuno chiamerebbe

romanzo residuale
narrazione per poemetto
diario degli stenti
la muta sonnolenta degli accadimenti

ma anche finalmente
il dispiegarsi necessario
a trasformare la vena in ramo
che in superficie si trastulla
postato da dirtyinbirdland alle ore 17/04/2008 18:07 | link | commenti (1)
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mercoledì, 16 aprile 2008

LSB, tu dovresti illustrare Coralline di Gaimann :-)

 



postato da dirtyinbirdland alle ore 16/04/2008 10:10 | link | commenti
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mercoledì, 16 aprile 2008

CRONACHE DA SCALVARI (cosa sapeva Xuan Zu)

afghanistan_bimbo_pentola




Xuan Zu cosa fosse o non fosse la storia non se lo chiese mai. Però sapeva delle cose. Per esempio: sapeva che era nato bastardo da una sciagurata donna vietnamita e da Lavandou, uno schifo d'uomo che lui aveva ammazzato.
Sapeva anche dell'altro, Xuan Zu. Osssia che qualche pezzetto dello schifo paterno gli era restato attaccato al culo così come attaccate al culo teneva le sventure della madre. Sapeva che una puttana russa mezza indovina e mezza strega lo aveva trovato in capo al mondo dentro ad una bufera di sabbia per dirgli che aveva -lui che non aveva niente -una figlia morta e un nipote vivo. Era ancora un bambino -e già era un assassino- Xuan quando infagottò Katerina. E il giorno in cui Pellegrina Ivanovna nacque lui stava lavando il ponte di un bastimento, a Tarifa. Sapeva, Xuan Zu, che ora non avrebbe più infagottato nessuna. Che poteva partire, andare -senza la zavorra dei testicoli -a cercare il nipote, il genero e la tomba di Pellegrina.

Gianni Priano (continua)
postato da dirtyinbirdland alle ore 16/04/2008 06:50 | link | commenti
categorie: gianni priano, cronache di scĂ lvari

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