Sotto il segno dei pesci - Cronache inverse
Signora che proteggi
Madre che porti il lino
Tu che ti curi del dolore
Persino quando è spento
Vieni al mio corpo e asciugalo
Rendilo terso al tramestio del suolo
Asciugami i capelli
Netta fammi la pelle
E scaccia con le tue dita pietose
Le bocche che mi succhiano le pieghe
Sott’acqua è cielo
E tutto è sordo
Il mondo che respira s’intuisce
Dal movimento delle forme in onda
La musica non giunge
Né il grido che travasa dalla brocca
In cui i serpenti si avvolgono alla culla
Della mia sorellina fatta tronco
Che immobile contiene la sua resa
Affinché il movimento le sia intorno
Vedo i colori passare a sette a sette
Ogni volta che scuoto via le ciocche
Le mani sulle orecchie a raddoppiare
La protezione dall’orrore del silenzio
Muovo le gambe nuoto senza moto
La mia epidermide che allatta i pesciolini
Non ha capezzoli ma cerchio di ferita
Per cui passa l’orrore d’esser morsa
Sono innocente pasto degli orrori
E quasi vorrei tramutarmi lesta
In carcassa d’agnella nel deserto
Almeno smetterebbe l’acqua
Di fingersi sul corpo protezione
Ospitando lo strazio della feroce iniziazione
Signora dell’Azzurro prendi in mano
Le mie costole magre e fanne ramo