Maiko - Dirty in birdland - KnowArt

-- Mi chiedo se Freud abbia amato i suoi pazienti come i suoi cani, e credo di sì, onestamente, anche se dubito che si sarebbe lasciato riprendere con uno di loro al guinzaglio, a Londra, in un mattino di sole, seduto al tavolino di un ristorante o in una festa di famiglia--
lunedì, 31 marzo 2008


ppp_madre01
(Photo: Pier Paolo Pasolini con la madre)


Vieni cà vieni cà
piccirinello miu

nun ti sia notte u dannu
l'assenza d'i parole

quannu rattrista 'u iornu
sann' a ire pure li parule

a rusicare dint'u suonno
a risicare lu guadagnu
n'trà sacchetta

ma mammarella tua
ti canta sempre
a ninnananna

Oi ninna oh, ninna oh
ma chistu figliu a chi lo do?


(maiko)

Vieni qui, vieni qui/ bambino mio/ non ti sia notte il danno/l'assenza di parole/ quando rattrista il giorno/devono andare pure le parole/ a lamentarsi dentro al sonno/ a render minimo il guadagno/nella tasca/ ma mammarella tua/ti canta sempre/ ninnananna/ Oi ninna oh, ninna oh,/ma questo figlio a chi lo do?


**

(Il testo nasce nel mio dialetto bastardo, figlio di 3 lingue, due della memoria privata, una della memoria meridionale in genere. Giuseppe Costanzo mi ha aiutata, in tempo reale, a ritrovare le parole)

**



Veni 'ccà veni ccà
figlia
piccirinnella mia

ch'un te sia nnotte
u dannu
d''u jume addissiccatu

ca quannu 'u jurnu attrista
pur' 'e paroe si nn'hann' 'e jire
a rusicare a primu sonnu
a risicare 'nu squicciu' 'e guadagnu


ma paparellu toi
sempre te canta
figlia
'a ninna

'a ninn' 'e marzu
'a ninna de li juri


Oi ninna oi ninna oh
'sta figlia d'orestille
la dugnu a chi la vo'

(Giuseppe Costanzo)
postato da dirtyinbirdland alle ore 31/03/2008 22:18 | link | commenti (1)
categorie: giuseppe costanzo, maikocs
domenica, 30 marzo 2008

Metalogo

ballerina_garter_b































Sull’onda delle lame dei pattini
Per quel taglio di superficie
Lei esibiva la sua sola gamba
E per di più adorna di una calza

La perfezione della retta del tulle
A più strati proteggeva questo azzardo
La violazione del fumo delle sigarette
Era il suo sguardo dal bordo

Non si può essere attenti
Se si sta sull’onda
Rendimi la gratitudine dei movimenti
Ogni volta che vorrò sostare

Mi manca l’aria ed ho i polmoni spenti
Sibilava la piega della schiena
Senza appoggio o appiglio
Non so portare il mio risucchio fino al tuo centro

Nel gesto con cui si tolse il cappello
E liberò i capelli
C’era la perfezione della piroetta
E tutta la distanza
postato da dirtyinbirdland alle ore 30/03/2008 18:29 | link | commenti
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domenica, 30 marzo 2008

Today

j030(Photo by J.F. Jonvelle)

Mi svesto smemorata
non so com'è che sia
questo spogliarsi di sovrastrutture
questo dialogo in frantumi
che siamo a tratti
quando cerchiamo faticosamente
la strada per andare
dal nostro stomaco a una bocca
alla certezza delle dita
sulle nostre piaghe aperte
e se ogni piaga fosse un sesso
questo trasformerebbe
ne sono quasi certa
il dolore in tepore
la screziatura in fenditura
postato da dirtyinbirdland alle ore 30/03/2008 08:38 | link | commenti (3)
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sabato, 29 marzo 2008


di-pietro-2.1270.787

Intrufolato ecco com'ero
Come caduto giù dall'albero
E conficcato spina improvvisa
Nel fianco della terra

Cieco alla luce
Solo battito e il filo delle voci
Mentre prima battuta è la certezza
Che la sua mano tiri fuori
Il corpicino dal suo guanto umido e freddo

E sono inquieto ed impaziente
MI assesto nel mio varco
E scalcio

E poi passa di qua
Il signore del tempo
E mi rammenta che ho una dimensione
A me che ho solo 7 anni

E non ci sono dita per le dita
Né cavi tesi sopra un ponte
Fra la mia solitudine e lo stento

Dio che spavento.

Non posso, non ho strumenti, non ho protesi né ganci
Passeggio in affannoso solco
E guardo solo sbieco
Quello che mi riguarda sottolinea
La ferocia della mia impotenza
Figlio comprendo Padre accolgo
Persino la ferocia di lasciar andare

E' buio piano senza note
Le voci si confondono
C'è una stanchezza che mi rode

Sono lo scricciolo senz'ossa
Il corpicino
Son l'ombra di un bambino

Passan le ore e sento il vento sulla pelle
Si apre questo spazio intorno all'epidermide
Non ho ferite sono aperto
Alla consegna della voce e della mente

Vedo le ombre farsi gialle e arancio
I suoni dell'esterno confondersi ad un pianto
Che non è mio e non odo

Mentre voi fuori mi tenete al filo della modernissima potenza
Mi lascio scender leggerissimo
Nella bellezza -- Non è niente

Precipito rallento infine plano
C'è il cielo sotto il mondo
E tu che ascolti
dillo al Padre e dillo  piano

*

(The guest's dream on nakinaki's blog )

At 10.08 am
postato da dirtyinbirdland alle ore 29/03/2008 09:14 | link | commenti (2)
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venerdì, 28 marzo 2008

CRONACHE DI SCALVARI (la prassi di Dominico)

van-gogh-vincent-notte-stellata-2102194

























Le cose tra Dominico , hijo, e il puè Bacicìn si misero meglio.
Quasi pace.
Dominico prendeva in cura verboterapica i ricchi di Buenos Aires, Santa Fè, Còrdoba e, alla fine, forniva loro l'indirizzo del padre, a Boca, per gli "aggiustamenti medicamentosi". Intanto procedeva nella stesura di pagine contenenti esperienze e strategie cliniche. Uno dei suoi libretti venne stampato nelle Russie. Un altro in Belgio. I cassetti traboccavano di inediti.
Bacicìn lasciò la bulloneria, ora il suo mestiere consisteva tutto nel fabbricare capsule da inghiottire contro il cattivo umore, l'ira, l'apatia; essenze di lavanda da goicciolare sul cuscino per favorire il sonno, beveroni variopinti per prevenire l'ipercinesi, grappe di primule per distrarre e depistare la sfiducia. Medicava la gente di Boca e di tutta Buenos Aires più i clienti preziosi che gli inviava -di rado ma puntualmente -il figlio dottore.
Divenne ricco. Idea, Errico, Marèa, giovani e di mente pronta, lo coadiuvavano nella preparazione e nella vendita dei prodotti.
Dominico, invece, non arricchiva. Secondo abitudine chiedeva ad ogni paziente, per quanto signore questi fosse, un vitto modesto ed un alloggio sufficientemente confortevole, un largo letto ed un comodino, per l'intero periodo della cura. Viaggiò per l'intera Argentina. Grandi città e fattorie piantate nel nulla. Un nulla affollato di alberi solitari, uccelli notturni, salsedine, venti inspiegabili, stelle fredde ed echi di tanghi.

Gianni Priano (continua)
postato da dirtyinbirdland alle ore 28/03/2008 08:09 | link | commenti (1)
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mercoledì, 26 marzo 2008

Sotto il segno dei pesci - Cronache inverse

pesce1hq
























Signora che proteggi
Madre che porti il lino

Tu che ti curi del dolore
Persino quando è spento

Vieni al mio corpo e asciugalo
Rendilo terso al tramestio del suolo

Asciugami i capelli
Netta fammi la pelle

E scaccia con le tue dita pietose
Le bocche che mi succhiano le pieghe

Sott’acqua è cielo
E tutto è sordo

Il mondo che respira s’intuisce
Dal movimento delle forme in onda

La musica non giunge
Né il grido che travasa dalla brocca

In cui i serpenti si avvolgono alla culla
Della mia sorellina fatta tronco

Che immobile contiene la sua resa
Affinché il movimento le sia intorno

Vedo i colori passare a sette a sette
Ogni volta che scuoto via le ciocche

Le mani sulle orecchie a raddoppiare
La protezione dall’orrore del silenzio

Muovo le gambe nuoto senza moto
La mia epidermide che allatta i pesciolini

Non ha capezzoli ma cerchio di ferita
Per cui passa l’orrore d’esser morsa

Sono innocente pasto degli orrori
E quasi vorrei tramutarmi lesta

In carcassa d’agnella nel deserto
Almeno smetterebbe l’acqua

Di fingersi sul corpo protezione
Ospitando lo strazio della feroce iniziazione

Signora dell’Azzurro prendi in mano
Le mie costole magre e fanne ramo
postato da dirtyinbirdland alle ore 26/03/2008 08:28 | link | commenti (6)
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martedì, 25 marzo 2008

Scétate

10
























Scetate criatura
Rabbercia l'onda che ti fa l'anima
Di soprassalto quando vegli
E vegli e nottetempo recuperi
E trastulli i sogni e meravigli
Te di te e di te non sai
Malata mente indulgi
Ottemperi tranelli
Ad occhi aperti sui pertugi
Che lacunosa non rifugi
La pelle ti ricuci al corpo
A corpo morto
Questa veglia è torto
A quella lacrima del giorno
Che beve al becco l'allodola
Incallita settembrina
Sembri una bambina
Al tuo stesso timore
Il fiore delle ore
postato da dirtyinbirdland alle ore 25/03/2008 22:10 | link | commenti (3)
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martedì, 25 marzo 2008

CRONACHE DI SCALVARI (verboterapia)

cerativm6




































Luenso fu catturato dal freddo nella primavera del 1900, freddo che durò - ad intermittenze- molti mesi, anni. Arrivava improvviso, qualche minuto prima che lui lo percepisse. Poi svolava. Una lima gli segò il polmone destro per tutti i giorni della malattia, dall'alba al tramonto. Non più parole scritte o lette. Di notte si svegliava con una pietra aguzza in gola e a mezzogiorno sentiva il sangue friggergli sotto la pelle delle mani e dei piedi. se usciva dalla stanza da letto era per pranzare e cenare, in cucina. Camminando sbandava ed aveva la sensazione di rimbalzare sul suolo come un pallone elastico. Ingurgitava il cibo senza dare un occhio a Miriam e carezzando appena la testa dei piccoli.
Qualche volta - ma di rado- sedeva in giardino aggrappato ad un bastone di legno, guardingo.
Dominico non pestò erbe nel mortaietto come avrebbe fatto suo padre Bacicìn. Disse che se Luenso sentiva freddo occorreva parlare del freddo , se la lima segava il polmone bisognava vedere meglio, con l'immaginazione, la lima e il polmone. E le parole del tango mai più scritte. E le altre dei libri, che aveva smesso di leggere.
E come e quanto fosse aguzza la pietra in gola e se friggesse o bollisse il sangue sotto i piedi e le mani. E cosa intendesse per pallone elastico. E cos’era il giardino.
Luensìn aveva allevato agli studi il medico che ora lo avrebbe curato per molto tempo, in cambio di un vitto appena meno spartano di quello degli anni universitari e di un alloggio pieno di libri e quadri, nel Casino di Caccia, a un miglio di calesse dalla Villa. Sul comodino Dominico teneva, a fianco dell’ampio letto, i “Frammenti “ di Eraclito, la “Sacra Bibbia” nell’edizione valdese, le “Confessioni” di Agostino e gli “Studi sull’isteria” di tale Sigismondo Freud, un giovane medico ebreo di Vienna. Il libro, tradotto a mano e forse anche a naso, glielo aveva inviato –mezzo posta – un poeta italiano che in Argentina aveva fatto il poliziotto, il contadino, il pomiere, il suonatore di triangolo e un altro po’ di mestieri e che Luensìn conobbe nelle osterie di Buenos Aires. Un poeta tanto poeta quanto matto, uno spirito elettrico dentro un corpaccione di legno. Un fanciullo insanguinato.
Ogni giorno, tolti il sabato e la domenica, al calar del sole Luensìn e Dominico cominciavano la seduta verboterapica. Un’enorme clessidra segnava lo scorrere fino del dialogo. Mai più di cinquanta minuti. Mai meno di quarantacinque.
Questo per due anni.
Due anni in cui i due xeneixes si videro esclusivamente in seduta. Nel nome di quella che Dominico chiamava efficacia massima del “logos”.
I residui di malessere nervoso che restarono sul fondo e sulle infinite pareti dell’anima di Luenso, dopo i due anni, Dominico li fece curare a Boca, dal puè Bacicìn, con tisane di valeriana forte, pasticche di tamarindo e un caffè privato della caffeina attraverso un complicato procedimento.
Non sapeva, Dominico, se a Luensu ora facessero più compagnia le medicine, i lievi malesseri o l’appuntamento mensile con il vecchio amico megante. Sapeva che la cura, ogni cura, è già guarigione.
Aveva lavorato alacremente. Su questo lavoro scrisse pagine intitolate “Il caso dello scrittore di tanghi e dell’aguzza pietra che teneva in gola”.

Gianni Priano (continua)
postato da dirtyinbirdland alle ore 25/03/2008 18:31 | link | commenti
categorie: gianni priano, cronache di scĂ lvari
domenica, 23 marzo 2008

A letto

S4-JeanloupSieff044-NudeOnStairs-Paris-1987






































Passo la Pasqua dentro a un libro
Di Tiziana Campo

Duro come l'amore
E non è un cantico

Sono a Parigi gli occhi
E a Roma il corpo

Leggere è un succedaneo
Mentre la febbre incalza e vivere non posso

Se non di quel piacere sottilissimo
Che mi trasforma le parole

In fibrillata smania connivente
Famelica incisiva corpo undici virato controvento
postato da dirtyinbirdland alle ore 23/03/2008 09:06 | link | commenti (4)
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giovedì, 20 marzo 2008

Protesi per furori

1513




















(Photo by Tano D'Amico)

Bene sì mi dici
Non ci sono che dei fiori
E non son tuoi

Rievocazione di canzone di De Gregori
Che Bulgakov ci passa a stento
Nel risvolto del collo del cappotto
Tu che puoi e puoi azzardati

Aprimi per poi richiudermi
Nel cerchio del tuo anello
Poni quel punto che sutura le aperture

Detestami e poi scavami
Ricalcami e contienimi
Di me fai terracotta e scottami
Gingillati alle perle  del mio umore

Confermami che siamo l'angolo voltato
La maschera sull'erezione doppia a Piazza Verdi
Un carico d'orrore od un disegno di pazienza

Mi tengo ad arco solo se sei di fronte alla finestra
Devi prendermi altrimenti con la bocca che ti addenta
Sono il tuo cane che anela la catena
Il gatto al collo che grida la sua pena

Sei lacrimogeno se narri la tua storia
Hai tinte di quel mare in porto franco
Dove la consistenza del futuro si scolora
postato da dirtyinbirdland alle ore 20/03/2008 18:59 | link | commenti (6)
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giovedì, 20 marzo 2008

CRONACHE DI SCALVARI (dottore in medicina mentale)

anoressia














Si tolse dalla bulloneria.
A San Pedro Luenso lo aspettava. Tuo padre è una bestia, un uomo antico in un mondo che di antico ha solo i morti.
Dominico chiese a Priano la stanza più piccola e povera della Villa: una branda, un tavolo, una sedia. Domandò il permesso di poter mangiare per tutto il tempo degli studi solo pane del giorno prima, pomodori, patate, fagioli, miele: senza nè sale nè olio nè aceto nè zucchero. E di poter bere acqua fredda, latte tiepido, mate bollente.
Stette piegato sui libri quattro anni. Li arò, li seminò e raccolse, alla fine, il frutto. Dottore in Medicina. Chiese a Luensìn altri fagioli, altra acqua e altro mate: per due anni ancora. E fu Dottore in Medicina Mentale.
Intanto Miriam aveva partorito il secondo figlio maschio, Alberto.

Gianni Priano (continua)
postato da dirtyinbirdland alle ore 20/03/2008 07:26 | link | commenti (1)
categorie: gianni priano, cronache di scĂ lvari
giovedì, 20 marzo 2008

La logica del senso

2375366






























Devo trovare significati nei giorni
E giorni per i significati

Come Alice lungo collo
Vesto la logica di senso

Per non sentir fiatare imago mentis
Lo scompiglio del mio dentro

Io sono stata un abile
Studente di filosofia

E delle lettere una studentessa
Nuda sugli occhiali


postato da dirtyinbirdland alle ore 20/03/2008 07:23 | link | commenti (3)
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