Maiko - Dirty in birdland - KnowArt

-- Mi chiedo se Freud abbia amato i suoi pazienti come i suoi cani, e credo di sì, onestamente, anche se dubito che si sarebbe lasciato riprendere con uno di loro al guinzaglio, a Londra, in un mattino di sole, seduto al tavolino di un ristorante o in una festa di famiglia--
venerdì, 30 novembre 2007

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A Berlino farà freddo? Ci saranno artisti da café? Questo abita a Roma, in un albergo--
postato da dirtyinbirdland alle ore 30/11/2007 22:29 | link | commenti (6)
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giovedì, 29 novembre 2007

Diario appena in tempo


Ho sciolto l’inquietudine dell’orologio, come si fa col cinturino. Uno sganciare la linguetta dal suo foro, un far uscire. Non so, si sia trattato di atto di sconsiderata noncuranza, un liberarsi dal vincolo, una riappropriazione di senso.
Certo è che, quando iniziai l’analisi decisi per un turno interminabile all’Osteria dell’Ombra, in piazza Orfeo numero 9. L’atto di riflessione esplicita comincio lì. Con quel gesto piccolissimo di delega del tempo da cui inizia la pratica d’affido.
Decisi, sin da subito, che in quello spazio non ci sarebber stati gli orologi. Decisi, insomma, per la pratica desueta del diario, e mi depositai, come una foglia adusa al volo in terra, nel fitto flusso della narrazione. Della narrazione di me.
Cosa sia l’altro, in questo, non occorre definirlo. La conca cava che raccoglie le parole, e solo dopo un infinito tempo, le utilizza per una qualche forma di restituzione. Contaminata, come pioggia.
E tutto quanto si è giocato, in questi lunghi anni, in questa mia e sua consumazione del tempo contenuto dentro al tempo. Lo spazio di cinquanta interminabili minuti segnati solo dentro dalla lancetta usata come pungolo per scavo. Un orologio di Dalì che gocciola ogni volta alla parete come una stampa Rorschach, come un graffito in mano all’io silente. Così ho imparato che comincia, la narrazione del vissuto al proprio sguardo, quando si compie questa piccola rivoluzione che corrode il dì consueto. Una liberatoria dal trascorrere, una scalfittura nel modello. Si prende un tempo, come se fosse in una partitura, e dentro ci si posa smisurati, elastici, non consistenti, molli. Del tempo si utilizza soltanto quello che c’è dentro, la polpa interna al frutto. Si mastica, si morde, si utilizza, si scioglie come bolo alimentare, la materia di cui siam fatti dentro. Si sfugge insomma a quell’intorno che si sancisce con l’inizio e con la fine. Ecco, non conta quel minuto che si assegna, qui parte la storia, e neanche conta il minutino, l’attimo, il secondo del congedo, quando si passa avanti. C’è solo quello che noi siamo nell’intorno interno. Quello che conteniamo, quello che dà massa. Forse per questo ho dentro quest’immagine dei due amanti al limite del letto, tutti e due con le spalle al centro di quel letto, intenti a sciogliere dal polso l’orologio. Lei che lascia cadere la maglia morbida in metallo sul bordo del comodino accompagnata da due orecchini di corallo. Lui che sente appena sotto le dita la trasparenza plastica di un quadrante che protegge le lancette. Così comincia una narrazione, dal riprendersi quel tempo in mezzo.
postato da dirtyinbirdland alle ore 29/11/2007 06:04 | link | commenti (12)
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martedì, 27 novembre 2007

Bicicletta
























Vive ancora, ancora gira Martelletto
ma a piedi, la bici l'ha lasciata
in qualche cantina sotterranea.

Non val la pena -e non c'è la salute-
di fingersi campioni, di riempire
la stanza con coppe tarroccate.
Non si può più far finta di sembrare
l'acerrimo ciclista che non sei
bisognerebbe prima reinventare
il freddo e la passione di aggredirlo.
Riprendersi nel cuore il grigio, il giallo
della Milano-Sanremo, la pensosa
asciuttezza di chi sa la salita.

E cosa c'entra una bici con la vita.

(Gianni Priano)
postato da dirtyinbirdland alle ore 27/11/2007 18:28 | link | commenti (3)
categorie: gianni priano
martedì, 27 novembre 2007

Maria Felicita della saudade

vetro





































Felicita mia signorina
Hai 16 anni sempre

Ho aperto con te
Le porte dei libri

Leccato Nietzsche
Dall'angolo giù in basso

E saccheggiato Miller
In silenzio

Snobbato Proust
Avevamo i capelli troppo ricci

Ed impastato le mani
Nel nero di Pessoa

Abbiam bevuto a tutte
Le fontane secche

Convinte che la notte
Fosse l'essenza dell'assenza

Fumato i fiori portato l'olio in tram
Sfidando Margherita

Ci siam spogliate nella stessa stanza
In monacale rispetto del bianco della pelle

Abbiamo frequentato le cucine di casa
E le cantine nascoste dalla piazza

Dietro il tuo riso imbarazzato
Ho fatto il cane e bagnato le macchine di notte

Peccato che da femmina
Mi sia dovuta accovacciare

E' stata sempre la tua stanza
La culla del non detto

La cella monacale da cui si vede
Ascetica fuoriscire una farfalla

Adesso scrivi in Portogallo
Ti immagino portare a spasso un merlo

Hai la bellezza ciecamente intensa
Di un cammeo inciso nel metallo

Se la saudade ti mangia sotto il cuore
Per me sei anche silenzio irriverente

La nostalgia di quel che è sempre
La fitta meraviglia del passato nel presente

Un tacco rotto  mutato
Nella delicatezza delle punte
postato da dirtyinbirdland alle ore 27/11/2007 05:40 | link | commenti (6)
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lunedì, 26 novembre 2007

Today



postato da dirtyinbirdland alle ore 26/11/2007 07:02 | link | commenti (1)
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sabato, 24 novembre 2007

Da Il Manifesto:

Oggi a Roma migliaia di donne sfileranno per la città contro la violenza maschile che «parte in famiglia ed è senza confini». Una manifestazione autoconvocata da 400 associazioni femministe e lesbiche, e da tante donne di centri sociali, partiti, sindacati. Criticano il governo e dicono no all'adesione dei politici che hanno partecipato al Family Day.



femministe

























Inviolabili


Dovrei trovare
Dentro di me e non fuori

Qualcosa che mi insegni
A non esser remissiva

L’orgoglio della differenza
Nessuna ipotesi di riabilitazione

Ho i seni piovo e mi moltiplico
Contengo e lascio entrare

Invento lo spavento
Scuoto il sogno

Come lenzuolo alla finestra
Tracciato di sgomento

Sono la storia delle rose
La trama del roseto

Il taglio al fiore in vaso
Il petalo caduto

Sono canuta umorale canterina
Veggente matta la pulizia della latrina

Son lo scompenso delle lune morte
La coperta bucata della notte

Sono mortifera se mi nutro dei miei feti
Una gatta dolente coricata sui detriti

Son quella che usa il cucchiaio per scavi insani
Perdo la testa quando abusi con le mani

Son quella che appassisce il verde
Quando sterile si porta al limite dei rami

Son quella che si lascia usare
Persino sotto occhi della madre

Indipendente cerco il riparo della lotta
Maschile mi trasformo in spada rotta

Mugolo lacrime se mi tieni ferma
E non lasci gioire la resistenza del mio ventre

Da me comincia ogni differenza
Nel mio essere inadatta alla pazienza

Operosa emisferica dotata
Divento arpia e mi si taglia un’ala
postato da dirtyinbirdland alle ore 24/11/2007 08:04 | link | commenti (4)
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mercoledì, 21 novembre 2007

larte-e-la-follia-di-socrate

























Sono le forme della castità
Per noi così inadatti

A prender cura delle asimmetrie
Dei tre al posto di due

Delle fantasie di remissione
Negli abbracci

Della veloce intemperanza
Con cui le mani

Solo le mani
E poi le bocche

Solo le bocche
Lasciano bava di lumaca

E livide impressioni
A pelle

E' il neon che sfalda
Nella luce alla periferia

Del giorno in su e in giù
-- Scosta quel lembo

Fammi entrare --
Allacciami con le ginocchia

La nudità a cui si accede
Dal sesso al sesso

E' un mantenere in equilibrio
L'unica unione salda

In questa dispersione
Di polvere che siamo
postato da dirtyinbirdland alle ore 21/11/2007 07:05 | link | commenti (5)
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domenica, 18 novembre 2007

L’educazione della rosa


ara_01
























(Photo by Nobuyoshi  Araki)
 

Io ti ringrazio
Per la pornografia

Di tutti i gesti
Per l’esorcismo delle nubi

Per il rituale che penetra
E permane

Per la rosa violetta
Che mi lasci al collo

E per saper trattare
Ogni mio stretto largo
postato da dirtyinbirdland alle ore 18/11/2007 23:09 | link | commenti (7)
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domenica, 18 novembre 2007


SCUOLA

cosenza5
























Di quello di Ceva mi dissero subito le colleghe: "è un tipo formale, ama la carta". Non ne ho trovato uno, dopo di lui, che non l'amasse. Uno diventa preside proprio per quello: perchè ama la carta. O perchè odia i pioppi. Dipende.

*

A Carcare un gruppetto di professorini marxisti e affiliati al marxismo che l'aria fredda dell'entroterra conservava (era un marxismo ben conservato, sì, ma nello stesso tempo guasto, bacato) dileggiavano un vecchio insegnante, gonfio e trasandato, che ogni mattina entrava nella chiesa attigua al liceo per inginocchiarsi e ringraziare Dio. Era stato operato di cancro ed era ancora vivo. Ne attribuiva il merito più al Padreterno che non alla dottrina del materialismo storico. E questo, loro, non glielo perdonavano.

*

Al tetto delle scuole, dei posti di lavoro, ho sempre preferito le volte dei portici, o la pioggia. Uscire da scuola, avere davanti la strada, qualunque strada: ecco qualcosa di simile alla felicità.

*

Agli inizi, e per molti anni, farmi amare e benvolere dagli alunni era tutto. Ora non me ne importa più un fico.

*

A Mondovì un preside disse: "facciamo presto che devo andare a vendemmiare". A volte la vita irrompe, come un bacio.

*

Sono belle, viste da fuori, le finestre delle scuole.



(Gianni Priano)
postato da dirtyinbirdland alle ore 18/11/2007 22:29 | link | commenti (2)
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domenica, 18 novembre 2007

KnowArt - Duras

duras2





































Prendere il topolino per la coda
Sullo scrittoio in fuga

La trappola è lo specchio nel bicchiere
Che dilaga d’incertezza

Mi incido una M qui sul polso
Ed è la punta del pennino

E questa M sono io
Morbida musona furibonda

Sovrabbondante in frasi come una mammella
Che valica un reggiseno che si slabbra

Determinata duratura non edotta
Intuitiva egocentrica durissima
postato da dirtyinbirdland alle ore 18/11/2007 18:24 | link | commenti (3)
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giovedì, 15 novembre 2007

StrassGirls-In-Pickup























Angela Strassheim
Untitled (Girls in Pickup)
2006
C-print
40 x 50 inches
Edition of 8


Ed io rientro
Ed è una storia

Due donne e un'auto
Quattro gambe in croce

La prima che fantastica
Al volante

Le sigarette l'orologio
La sciarpa ed un corpetto

E dove devo andare
Quando prendo gli oggetti

E stacco il corpo
Dal fermoimmagine in appartamento?

Un lieve salutarsi
Od un distacco o un ciao, ci si rivede

E prima sarà stato
Un gioco adulto dato a sconosciuti

Ed un duello una schermaglia
Una arrendevole querelle

Senza parole si rifanno i gesti
E poi a capo

Sul sedile di dietro la seconda
Deprivata delle priorità dal sacco della spesa

Bionda sfinita
Esasperata e incolta

Approssimata al femminile
Donna che trabocca

La tenerezza che vorresti
Tu che guardi

Sulla stanchezza e l'abbassar la guardia
Sul torpore dei piedi scalzati oltre il sedile

Sedimento di un lungo giorno attorcigliato
Alle chiavi di casa appese al collo

Le prendo a esempio di diario
E di distanza

Delle ore a venire e delle loro secche
Nutro la mia stanza

Minima la dolcezza che trabocca
Dall'uso quotidiano della bocca





postato da dirtyinbirdland alle ore 15/11/2007 17:32 | link | commenti (4)
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giovedì, 15 novembre 2007

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(Photo by Federico Erra)


Vedi, qui c' era -dietro a questa porta-
muta e ghiacciata, Berto che ha tagliato
i capelli a me, a mio padre ed a mio nonno
e a mio figlio, fino a sette anni.
E là c'è il bar dove mio padre
entrò sudato e quasi di corsa
chiedendo trafelato un'aranciata
e dietro il banco c'era la mia mamma
Lisetta che lo vide e si tremò.
E là c'erano gli orti e lì i Camilli
e qua il forno aperto dal bisnonno
e al primo piano di quel condominio
ci stava Alberto, il mio primo amico.

Voltri che hai il nome degli uccelli
neri ed oscuri, che assalgono chi muore
mi tieni vivo ma credo solamente
per mangiarmi ogni mattina il cuore.

(Gianni Priano)
postato da dirtyinbirdland alle ore 15/11/2007 05:35 | link | commenti (3)
categorie: gianni priano

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