La cucina di Caterina
Caterina s’impiccia le sottane
Nei movimenti lenti del vecchio
Arde rossore come altrove
Rami secchi nel camino
La morbidezza sulla quale
Sente scendere la mano
Apre una via scaldata
Dalla sorpresa del suo corpo
Da dietro solamente
Può il vecchio e con lentezza
Accarezzare dove non riesce
A entrar di spada
Lì sulla seggiola in cucina
Davanti a quella macchina del gas
Anni ’50 e la formica del tavolo
Ed un televisore che ricopre la dispensa
Caterina tien alta la sottana
E mostra la sua luna
Anche lei condannata
A negar di bellezza l’irruenza
Fare i servizi e poi la spesa
E poi giù di bucato
E in mezzo quel risveglio
Quella stoffa spostata e poi quel gioco
Essere la monella cui si scopre
Il fondo della schiena riposato
Sulla sedia di vimini che segna
La pancia piccola a fare da cuscino
Il seno che si sporge in basso
Sfuggito al lino bianco
Come mammelle piccole
Succhiate dallo spiffero
Che giunge a sbuffi dal balcone aperto
Ma quello che vorrebbe Caterina
E’ il sonoro vigoroso di una sculacciata
La fantasia della servetta
Sulla fatica e il miele conservato
Invece quella mano è cosa dolce
S’insinua prende il verso si confonde
Modella la sua luna senza veste
E scioglie a Caterina cuore e trecce.