Recupero di senso in epoca precaria
Voglio sentirti poeta
Parlare stanco delle tue emorroidi
Della difficoltà a sederti
Del disastro nutrito male al dente cavo
Della fatica del gradino più alto
Del respiro che torna indietro dove nasce
Dei nodi sulle mani e delle pieghe senza sangue
Piaghe che rendono la pelle così fragile
Nel non poter più leggere le pagine
Nel non sentire il sesso che si muove
Del caldo sul cuscino sotto il volto
Del bianco dei capelli accarezzati
Con mano piccola ed audace
All’altro capo del letto in dormiveglia
Voglio la verità delle camicie bianche
Chiuse per mano soltanto con lentezza
Dell’incavo del gomito che secca
Come la punta aguzza che gli è contro
Voglio il profumo di Marsiglia
Sul ripiano lì in salotto
Voglio quegli occhi che non mentono
Quel corpo che fatica
Quella voce che due volte non inciampa
La sirena di notte dalla gola rattrappita
L’uso domestico di carta e penna allo scontrino
I farmaci, gli anestetici e il profumo
Dell’orzo scuro nella tazza del mattino
Le statue che mimi agile nel sonno
Col corpo che rifiuta il danno di postura
Le battaglie che muovono le ciglia
In sonno REM fuorimisura
Il seno che strapazzi furiosamente incerto
Se si tratti di latte o di capezzoli gementi
Voglio la solitudine del desco
La vicinanza sul portone
L’odore delle rose nelle cave
La certezza che poi non ci sia come.