Maiko - Dirty in birdland - KnowArt

-- Mi chiedo se Freud abbia amato i suoi pazienti come i suoi cani, e credo di sì, onestamente, anche se dubito che si sarebbe lasciato riprendere con uno di loro al guinzaglio, a Londra, in un mattino di sole, seduto al tavolino di un ristorante o in una festa di famiglia--
martedì, 27 febbraio 2007

Radiodramma della differenza

alice-1
























Al circolo dei poeti
Lei la donna

Con il rossore in rosa
Fra i capelli

I polpastrelli consumati
Ma dai denti

Di fronte alla certezza
Della penna

Convivio
Piccolo desco e seggiola

Era com’essere
Con le ginocchia al mento

In ascolto
Nessuna reticenza

Di fronte allo spavento
Per il malcerto dondolio

Del piede destro
Al pavimento

Ruga più antica su ruga
Che è novella

E mappe perentorie
Pellegrine quietanze

Si vede che a esser pennino femmina
Si scommette con l’eterno

Si mette al tavolo la carta rigirata
Il magma rosso l’ospite del ventre

Come le piante così anche le parole
Andrebbero toccate in giorni in cui

Gli ormoni si silenziano
Le progettualità si fanno deste

Poesia maschile che si arma di coltello
Che descrive ed inscrive

Potenziando di volta l’universo
E verso femminile

Incauto errante cieco
Anoressico incombente

Una veggente se ne nutre
E del senso fa dispendio

Duetto e poi terzetto e poi sestetto
Il basso contro l’alto

L’acuto che soppianta il grave
Ma il grave dura e fa frumento 
postato da dirtyinbirdland alle ore 27/02/2007 16:27 | link | commenti (2)
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domenica, 25 febbraio 2007

Diario delle mattonelle

Senza-titolo-6























Mia nonna, nonna nerina, era un'antesignana del servizio "la spesa che non pesa" della coop.
Quando ero una bambina, la vedevo telefonare la mattina, a Lisandrino (Alessandro), il signore che gestiva un piccolo emporio vicino casa di mia nonna, e dettargli l'elenco delle cose che voleva nella spesa. Prima di questa telefonata, fatta dal telefono grigio anni '70, nonna si sedeva al tavolino in cucina e preprava la sua lista. Poi Lisandrino, più o meno un'ora dopo, arrivava.  Quasi sempre la spesa comprendeva il cacio, e qualche volta i confetti di cannella.

Nonna viveva uscendo pochisismo di casa, più che altro per rifarsi dei capelli, per tagliarli. Non andava in chiesa la domenica e mi guardava dal balcone giocare giù in cortile. Mi costruiva eserciti con i noccioli delle nespole e i gambi delle melanzane, con cui giocavo con Pierluigi e con Teresa, e case per le bambole ritagliate nelle scatole di zucchero.  Mia zia Tonina, insegnante di disegno e pittrice, una ragazza allora, al rientro da scuola montava il giradischi e metteva un LP di De André. Io le chiedevo: zia, cosa vuol dire puttana? Non ottenenvo una risposta.

Sul lavello della cucina avevo il mio bicchiere, di plastica azzurra un po' consunta, altri cugini bicchieri di colori differenti. Io passeggiavo per ore percorrendo la striscia nera di mattonelle intorno al tavolo da pranzo. Ricordo pomodori messi a seccare sul balcone, e cuscini privati della lana per essere lavati. Le fettine di carne saltate nell'olio con l'origano e l'aglio, il castagnaccio e la crostata.

Ho imparato con lei come si guarda il telegiornale, in religioso silenzio. Ricordo ancora il suo numero, il primo che ho imparato nella mia vita, 21883. Ho imparato a ripiegare i fazzoletti per farne delle spose, o delle suore. O un bambino in culla.
postato da dirtyinbirdland alle ore 25/02/2007 08:50 | link | commenti (8)
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sabato, 24 febbraio 2007

44so

















La diversità di ciò che siamo
Quando riposiamo con il sesso schiuso
Schiuso se donne
Posato se ragazzi
-- Sempre ragazzi nonostante il tempo

Una rientranza nella quiete
Dove siam fatti per non essere toccati
La resistenza alla sconsiderata
Necessaria incombenza delle - tue -  carezze

E’ qui che ci accorgiamo
Di come ogni barlume di mattino
Giustifichi se stesso

Non vi è nessuna fiducia che sconfini
Come questo essere sfiniti
Nella scommessa rossa

Non c’è nessuna forma di possesso
Se non l’anello che si è aperto
E il fiore che è appassito generosamente
postato da dirtyinbirdland alle ore 24/02/2007 08:40 | link | commenti (3)
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venerdì, 23 febbraio 2007

Sestetto d’archi, da camera

anew180ws_1

























I fiori bianchi si disegnavano spontanei
Come ninfee sull’acqua al mondo restituita
Attraverso il versare delle donne
Dalle brocche all’onda quieta della sabbia
In movimento d’anche
postato da dirtyinbirdland alle ore 23/02/2007 18:30 | link | commenti
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venerdì, 23 febbraio 2007

Servizi a valore aggiunto

filmrosso1

















filmrosso3
















(Foto da Film Rosso - Krzysztof Kieslowski)
postato da dirtyinbirdland alle ore 23/02/2007 17:59 | link | commenti
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venerdì, 23 febbraio 2007

Lettura serale

Mostre_foto4grande_101































(Mimmo Rotella - Iconica, Museo del Satiro di Mazara del Vallo)


Penso il corpo di Margherite Duras
La molle incontinenza dei fianchi posati al lato
L’incertezza del tratto in ghirigoro
Bianco il frammento ed era solo un foglio

La morbidezza delle labbra sempre bagnate
L’aridità con cui si scontra la tempesta nel cervello
Quella finestra aperta da cui sporge
La schiena adolescente piegata in un tranello

L’accortezza del movimento che contiene con le mani
Le parole ammucchiate sul quaderno
Lo spessore ingeneroso delle lenti
La scrittura tagliata col coltello

Un marinaio costretto sopra a un fiume
Un uccello a riposo in un cestello
L’odore delle viole calpestate
La mia lettura dolente in giro per il letto
postato da dirtyinbirdland alle ore 23/02/2007 16:55 | link | commenti (1)
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martedì, 20 febbraio 2007

cover-robert_doisneau_8





























(Photo by R. Doisneau)


Adulesciennu
(maiko)


dìcianu ch’è u figliu d’a munizza e du munizzaru
ca lu pigliava di curria quannu facia casinu
vicinu all’uorto fingennu d’esser uomino
cura manu intr’i taschi accarezzannu u munnu
a capo dintr’a luna donnulannu

mo ti frichi cugi’, li dicia Pinu, lu cumpagno
surrirendo.






Simu crisciuti cum’ i figli d’’a furtuna
(Paul)


dìcianu ca Praprà è llu figliu d’’a munnizza
dìcianu ca u patre u pigliava ccu lla currìa
quannu arreti u muru all’ortu
jucava all’ominu granne
culla manu ’ntra ’a sacchetta ad allisciare ’u munnu
e lla capu divoata a ninnìare ’a una

-mo’ te frichi cugi’- dicìa Pinu, u cumpagnu, vastasu,
e ridìa.



Zuvenilia
(Irazoqui)


Pa cu u Praprà
u segge figgiu da rumenta
du rumentà e a senta u puè u ghe mustra
lantua cu u belinùn
u fa u nesciu derè a muaggia
zogandu a u grand'ommu
all'ommu grande
e muèn in te stacche
a testa in te muande
 o approvu a lun-na

 -mo ti frichi piccì-ghe diva so a u cuxìn
pe via de muè cu u puè
u l'è nustran ma u s'è
maiòu na calabrun-na
cu l'ea carabinè zu de là.

Eh..dà n'oggià u cuxìn -Pinu Pinìn-
cu rie sutta i baffìn
de pei gattin.



notediPaul:
Praprà esiste, ed è figlio di spazzini,
ma è anche inventato, in questa storia,
Useppe è il bambino de La Storia,
inventato, ma esiste davvero,
l’orto esiste, ce n’è sempre uno, cinto e proibito,
con la sua ombra dura e bella sul mondo,
il gruppo -tr- è aspro,
la luna diventa uuna con la elle che svanisce quasi a forma di lunùlulo,
svanisce ma rimane.
i figli della fortuna sono i bambini poveri, sporchi e vastasi,
quali eravamo e siamo.
le differenze fra gli schiocchi di suono di due dialetti
che distano pochi chilometri è storia di secoli,
Adulesciennu è un colpo di genio, mi arrendo.


Note di maiko:

-- A Giuseppe detto Useppe, figlio della Ramundo, che nella lingua è di casa. A Gianni, che parla genovese. A Riccardo, che si nasconde con me dentro i cortili. E mi parla. E che è padre del primo verso.
postato da dirtyinbirdland alle ore 20/02/2007 21:02 | link | commenti (6)
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martedì, 20 febbraio 2007

Recupero di senso in epoca precaria

mani


























Voglio sentirti poeta
Parlare stanco delle tue emorroidi

Della difficoltà a sederti
Del disastro nutrito male al dente cavo

Della fatica del gradino più alto
Del respiro che torna indietro dove nasce

Dei nodi sulle mani e delle pieghe senza sangue
Piaghe che rendono la pelle così fragile

Nel non poter più leggere le pagine
Nel non sentire il sesso che si muove

Del caldo sul cuscino sotto il volto
Del bianco dei capelli accarezzati

Con mano piccola ed audace
All’altro capo del letto in dormiveglia

Voglio la verità delle camicie bianche
Chiuse per mano soltanto con lentezza

Dell’incavo del gomito che secca
Come la punta aguzza che gli è contro

Voglio il profumo di Marsiglia
Sul ripiano lì in salotto

Voglio quegli occhi che non mentono
Quel corpo che fatica

Quella voce che due volte non inciampa
La sirena di notte dalla gola rattrappita

L’uso domestico di carta e penna allo scontrino
I farmaci, gli anestetici e il profumo

Dell’orzo scuro nella tazza del mattino
Le statue che mimi agile nel sonno

Col corpo che rifiuta il danno di postura
Le battaglie che muovono le ciglia

In sonno REM fuorimisura
Il seno che strapazzi furiosamente incerto

Se si tratti di latte o di capezzoli gementi
Voglio la solitudine del desco

La vicinanza sul portone
L’odore delle rose nelle cave

La certezza che poi non ci sia come.
postato da dirtyinbirdland alle ore 20/02/2007 07:21 | link | commenti (4)
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lunedì, 19 febbraio 2007


Ipotesi di sguardo al margine di alcune foto (nascoste)

RORSCHACH






























Io penso io sento
Il teatro delle ombre sulle città deserte
Lo specchio che trasforma Narciso nel suo doppio irregolare
E finalmente incalza lo skyline
Con le dovute manifestazioni di inquietudine
Il mutamento degli anfratti in oasi naturali
La traccia di un passaggio umano che è di sguardo
La luce che cancella le orme
La restituzione dei passaggi alla ricerca
La secca delle noncuranze libere sulla ricerca del cesello
Il tempo che scommette sullo spazio
E non c'è segno che non sia rivolto
Alla pienezza
Ma esile e ancorata
A una moderna circostanza di contenimento
Potrebbe la follia essere l'ospite diletta
Oppure quella quiete che si muove
Sinuosa e si fa incerta
E non è terra il luogo
La misura nel giorno e la discrepanza dei colori
Lo scherzo del movimento che scompiglia
L'incrinatura dello sguardo
Il mostrarsi del pudore nell'esattezza detta
postato da dirtyinbirdland alle ore 19/02/2007 05:36 | link | commenti (2)
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domenica, 18 febbraio 2007

Piccoli quotidiani

31




























Ed avevamo imparato insieme
A leggere il giornale

Al mattino quando la bocca
Si compiace del nero e del bianco

E le dita segnano i paragrafi
Sul piano grande del tavolo

Ed era un mappamondo
Istanze clandestine e convinzioni

Intromissioni in vite altrui
Azzardi nel delitto

Ed era Corto e forse Calvin
Con quel solletico all’umore

Cominciamenti di opinioni nuove
Incapricciarsi su una striscia

E poi la carta stropicciata
Sotto il corpo e lì sul piano

E i piedi a 4 e poi le mani
Entrami nel mattino

Come si fa a tentoni
Con un dito nella tasca
postato da dirtyinbirdland alle ore 18/02/2007 07:43 | link | commenti (1)
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venerdì, 16 febbraio 2007

Diario masochista

nob_2005_01






































(Photo by Nobuyoshi Araki - "Untitled" from "Tokyo Nude", 1989)


Per anni e anni ho avuto fantasie di consegna e di abbandono. La donna in camiciola relegata a gattonare verso la ciotola posata in terra nel bianco della stanza. Il collo lungo, l’arco della schiena, la linguetta. La schiava dai capelli sciolti, nuda e indifesa sullo scenario del mercato. La valutazione, l’ispezione, controllo e prezzo per lo scambio. Una ragazza in cambio di un cavallo,  un corpo per fardello di ritorno. A casa. La sedia coi legacci in un ambiente postmoderno, il nero del vinile, le bende sopra gli occhi. Il freno di un guinzaglio al collo. La punizione sull’errore, e poi la protezione e la carezza sul non farcela ad andare o a contenere. La consegna al terzo uomo, lo sguardo sul mio bere, l’inettitudine al controllo. Il gioco dello sguardo, la scommessa del silenzio. Il mugolio, il guaito. La regressione, la fortezza vuota. L’attesa e lo spavento. La cera che disegna un temporaneo tatuaggio, l’orlo del caldo, insopportabile nell’attimo. La cecità dell’abbandono, il darsi senza inganno, i giochi solitari con l’orlo del pensiero a fare danno. La ricompensa parola contagiosa, il nutrimento privo di spessore. La pioggia fuori dal confine dei metro disabitati all’alba, oggetti da borsetta improponibili allo sguardo. Il caldo del contatto, lo sfinimento dell’assenza. Potersi accoccolare nel groviglio degli sguardi nei corridoi dei locali di terzordine vestiti di velluti, la bellezza trafitta della mano, che trattiene, restituisce, interviene e poi rinviene. Accovacciarsi sotto gli alberi o tendersi come quel ramo troppo lungo che cresce dalla rosa che hai piantato per le spine nel risvolto nascosto della pelle all’inizio del mio mondo, quando la fantasia si è dichiarata e la pianta ragazza ha restituito il sorriso al suo tormento.

nob_2005_03




































(Photo by Nobuyoshi Araki - "Untitled" from "Shashin Shijo Shugi", 2000)

postato da dirtyinbirdland alle ore 16/02/2007 16:48 | link | commenti (5)
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venerdì, 16 febbraio 2007

sanatorio
















"Tutto si specchia in questo consultorio
nel gelido verdino delle sedie
della sala d'aspetto, nel biancore
pesto dei camici abbottonati male.
Riflette il meccanismo della vita
al terzo piano, in affitto, poca luce
gli sguardi che si scambiano i dottori
l'aguzza cortesia degli infermieri.
Quasi sapessero di questo figlio in pancia
e di quest'altro in gola già il destino
ago di pino tra i tanti del piazzale
o di un uomo fedele come un'unghia
tagliata male, come una sciacquatura
di piatti e le sue carezze sono
le stesse della vecchia frastornata
che all'alba porta da mangiare ai gatti."

Gianni Priano
postato da dirtyinbirdland alle ore 16/02/2007 07:13 | link | commenti (2)
categorie: gianni priano

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