La Bataille
Si nutre la mia testa
Senza orifizi inutili
Di questa sola immagine
Che cicla su ogni fotogramma
La donna esile e allungata
Che veste le sue arterie
Come modelli di Gautier
E che di pelle opaca porta mantiglia
Che strascica per terra
La sua sinistra prende
Per la coda un topolino
E vivo e vigile lo ingoia
Tenendo alta la testa
E lei lo sente erodere
La via del nutrimento
Ma anche premere nel ventre
Intimidito dal fremito del corpo
La vita si attraversa
Coi denti allo sfintere
E il fuoco dentro
Pelliccia di topo

Julie dagli occhi rosicchiati ai lati
preda di topi mentre dormi accartocciata
con le ginocchia magre tirate fino al mento
sul risvolto maldestro del ciglio della strada
il freddo raccapriccio delle ombre
distese sul tuo corpo scure e senza sangue
le metamorfosi delle tue vene al battito
l'orlo della tua gonna sfilacciato
la lana sul tuo seno severa ed insistente
sei quell'unico adagio suonato senza tasto
che si dirama dalla punta di un coltello
ti ha uccisa nottetempo il temporale di parole
l'ira della domestica protezione della casa
il libro interrogato sul leggio di legno
le hai tormentate tutte le certezze
con la tua veste sollevata e il varco nel tuo io
con le molestie inflitte alle farfalle
a furia di carezze sotto le ali
hai navigato il bisogno di incertezza
del marito del padre del compagno
morbida come l'onda naviga sul mare
sentendo solo il ritmo del passaggio
la necessaria apertura allo spavento
la congestione dei seni sotto i baci
l'inumidirsi delle labbra al polpastrello
hai speso i resti per comprare nutrimenti
hai morso delle rose anche le spine
hai scoperchiato la tua culla vuota
scavando col cucchiaio e masticando verde
sei quella a cui si mette sempre
la mano sotto ed un bavaglio sulla bocca
sei il capitolo sette di un romanzo d'appendice
venduto nel mercato nel millenovecentocinquantotto
Chatte noire


Una gatta, una gatta, una gattina
Quella che stasera ha voglia di giocare
Unghie laccate e tute strette
Ombelico di fuori e calze a rete
Occhi a mandorla e perizoma con manette
Attese in bilico sui tacchi
La lingua che li lecca
Piedi arcuati e di velluto le carezze
Sottile sfinimento con la bocca
Discesa lenta dall'alto verso il basso
La schiena agli occhi e ai glutei le carezze
La cattura del fuso come la storia ci consente
Il guinzaglio posato lì di lato
Il respiro rapito con il fiato
Urgenze intoppi resistenze strappi
Il dondolio dei fianchi senza scatti
Infine quello scorrer di parole
Che sono come la neve sciolta al sole










