




Formula numero 3, questo dicevo. Questo dicevo alla signora dell’emporio. Formula 3 castano scuro. Ed è un gioco da ragazzi che preparo, in kimono verde e arancio e ciabattine. Con una sciarpa sui capelli e i tuoi vestiti a terra, e le pinzette per l’asciugamano. Gioco ad essere la parrucchiera occhi di brace, fingendo che il mio seno cresca al solo sguardo. La musica infittisce nelle stanze, ed il caffé dimentico di sé dilaga sui tre fuochi. Ti massaggio la testa, il collo, i polsi, da dietro simulando le onde, mentre mi sciolgo l’obi solo con la destra ed a sinistra armeggio con le forbici e il pennello. Tu ridi e lasci scendere la sciarpa, annusi i miei capelli e ai tuoi li mischi. Coi guanti passo svelta e i miei li stringi, da dietro come un gatto quasi strattonando. Son macchie dappertutto, sui gomiti e sul mento, e la mia pelle si insinua sopra le tue pieghe. Siamo seduti a terra, avvoltolati come due cagnetti, le gambe sulle gambe, la tua schiena che mi tocca il ventre. Venti minuti e siamo due gemelli. Stessi capelli, corti, neri e divertenti. Ci mescoliamo poi sotto la doccia, per sciogliere quel gioco e ritornar diversi.

![Eloquenzacorpi[1]](http://files.splinder.com/659c01e05f5bafa364c2e1d0ac776245.jpeg)
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