Maiko - Dirty in birdland - KnowArt

-- Mi chiedo se Freud abbia amato i suoi pazienti come i suoi cani, e credo di sì, onestamente, anche se dubito che si sarebbe lasciato riprendere con uno di loro al guinzaglio, a Londra, in un mattino di sole, seduto al tavolino di un ristorante o in una festa di famiglia--
martedì, 31 ottobre 2006

In progress

araki-f20




































araki-f240



araki-f140






















































(Photos by Nobuyoshi Araki)


L’abitudine all’assenza
E la persistenza dei no

E la scollatura fra il desiderio
E l’incertezza in centimetri

Ancora definiscimi
Prima di rendermi edotta sul rifiuto

Cancella le mie borse sotto gli occhi
E il peso morto dei seni

E il molle sesso
E tutto ciò che non

Si racconta
postato da dirtyinbirdland alle ore 31/10/2006 21:45 | link | commenti (3)
categorie:
martedì, 31 ottobre 2006

Stanotte proteggiamo i gatti

gatto






















(Painted by Rosanna Capasso - http://www.tapirulan.it/fumetto/rossana_capasso/2.htm)


Tiro su la coda
Come mi ha insegnato mamma

Me la ricaccio verso il dorso
E lecco pure il pelo

E’ buio fuori
Notte di streghe

E forse non dovevo curiosare
Dal finestrino di quell’auto

Ascoltare la radio
Roma, 106 e 600

Dicono che sia notte di mattanza
Bande di assatanati a caccia

Dicono che non basti più lo zucchero
E la zucca

Dicono che hanno imparato a far fuori
Anche i bambini

E a restar loro padroni del selciato
Dei magazzini chiusi e dei garage deserti

Si dice che sia per via del vuoto
Del precariato degli ospedali senza amore

Dei portafogli vuoti e della cassa integrazione
Della guerra coi gas e dei telegiornali

Mulini al vento bianchi di terrore
Uomini Nutella con le Nike ai piedi

E sparizione della prima automobile ecologica
Come della benzina che sa di girasoli

Dicono per sia per la vergogna
Con la quale non si accarezzano più i vecchi

E per l’incapacità costituzionale
Di parlare coi bambini

Si dice sia per questo che stanotte
Vien data caccia ai gatti

Da uomini feroci armati di bastone
E da bambini consumati dal silenzio dei quartieri

Ed io, ed io ed io
Io che non sono una canzone

Io che sfodero le unghie e che mi inarco
Divento enorme nella notte e metto in atto

Una rivoluzione d’amore e nutrimento
Acciambellato sopra un albero

Allungo la mia ombra
E quando qui li vedo scatto

Manifesto divento una minaccia
Gatto mammone o matto
postato da dirtyinbirdland alle ore 31/10/2006 18:02 | link | commenti
categorie:
martedì, 31 ottobre 2006

postato da dirtyinbirdland alle ore 31/10/2006 06:49 | link | commenti (1)
categorie:
lunedì, 30 ottobre 2006


Diario dei giorni di scuola*

rang_99_small
E’ che proprio non riuscivo a raccontarlo, quell’amore.  Me ne stavo seduta agli scalini, sotto il ginnasio vecchio di centanni, e toccavo nervosa gli stivali. Si sarebbe trattato di portare in classe un tema, traccia sfilata a Dante inopinatamente: amor che al cor gentile ratto s’apprende. Avrebbe mai capito lui, quel professore, che andava a rovistare fin nel bordo delle mie sottane, con quella frase, con quel verso? Lui che portava in classe i libri, proponeva schemi, frugava nei pensieri, per accertarsi della conoscenza… Eppure era così facile capirlo… capirlo che quel verso scaraventava giù tutto d’un fiato la barriera della timidezza e mi forzava. Mi forzava ad espormi, come una bambolina nuda, al centro della classe, davanti agli occhi che di più temevo. Gli occhi di Paolo, occhi azzurrini, avrebbe detto il professore citando Tonio Kroger. Se avessi scritto di me, dentro quel tema, e non di Dante… ed era così facile in fin dei conti farlo, mettere il mio di cuore al centro… cuore corrotto, cuore a scadenza, appena il tempo di capire se Paolo c’era o se non c’era nella mappa, nel territorio delle consapevolezza, la mia e la sua, sua soprattutto. Paolo con quegli anfibi rovinati e quella felpa quadra, Paolo con le matite a tre a tre nel taschino del giubino. Paolo disegnatore di fumetti, sceneggiatore dei miei sogni, erotici persino. Paolo l’artista che con la punta di quel lapis punzecchiava il mio clito e le mie labbra. Paolo che mi rollava come una sigaretta, stritolata e incollata a pendere dalle sue labbra. Paolo camicia lunga ed al collare una medaglia: son io l’Idiota, e il mondo ha troppa fretta. Amor, che a nullo amato amar perdona. Paolo in sordina, ed io sola soletta.




*Ad Alessandro. E a Bobboti.
postato da dirtyinbirdland alle ore 30/10/2006 14:04 | link | commenti (2)
categorie:
domenica, 29 ottobre 2006

Diario dei capelli

3Formula numero 3, questo dicevo. Questo dicevo alla signora dell’emporio. Formula 3 castano scuro. Ed è un gioco da ragazzi che preparo, in kimono verde e arancio e ciabattine. Con una sciarpa sui capelli e i tuoi vestiti a terra, e le pinzette per l’asciugamano. Gioco ad essere la parrucchiera occhi di brace, fingendo che il mio seno cresca al solo sguardo. La musica infittisce nelle stanze, ed il caffé dimentico di sé dilaga sui tre fuochi. Ti massaggio la testa, il collo, i polsi, da dietro simulando le onde, mentre mi sciolgo l’obi solo con la destra ed a sinistra armeggio con le forbici e il pennello. Tu ridi e lasci scendere la sciarpa, annusi i miei capelli e ai tuoi li mischi. Coi guanti passo svelta e i miei li stringi, da dietro come un gatto quasi strattonando. Son macchie dappertutto, sui gomiti e sul mento, e la mia pelle si insinua sopra le tue pieghe. Siamo seduti a terra, avvoltolati come due cagnetti, le gambe sulle gambe, la tua schiena che mi tocca il ventre. Venti minuti e siamo due gemelli. Stessi capelli, corti, neri e divertenti. Ci mescoliamo poi sotto la doccia, per sciogliere quel gioco e ritornar diversi.
postato da dirtyinbirdland alle ore 29/10/2006 23:04 | link | commenti (1)
categorie:
sabato, 28 ottobre 2006

Diario delle mani

Seated Hopper




































(Painted by Erica Hopper - http://www.blazing.com/Hopper/eh_Second_thoughts_lim.html)


Delle mani avevo imparato a parlare grazie alla Yourcenar. Mi ritrovo adesso a ripensarle, queste mie mani un po’ nervose, mentre mi accorgo della fuga dispettosa che prendono sotto al tavolo quando io le credo ferme, composte e a riposo. Immagino che siano posate lì sulle ginocchia, mentre io leggo dal libro aperto sul ripiano, dondolando le caviglie e le gambe allungate e divertite. Lascio frullare i miei pensieri, dopo aver preso appunti, sottolineato frasi, fermato post it. Ma detto questo, io non le conosco. Senza ch’io sappia di loro che la forma, loro da sotto stringono alleanze. Giocherellano con l’orlo della gonna, si aggrappano al sedile, poi piano si aprono e tamburellano. E’ un alfabeto morse quello che utilizzano dialogando in segreto nella sala. Poi rubano da dentro la mia borsa un volumetto smilzo. Lo prendono e lo posano, distratte, accanto ai miei volumi, sulla panca. La luce è bassa ma precisa, la biblioteca trema del torpore del tramonto. Inaspettatamente impudenti e baldanzose, son le mie mani che allungano la raccolta di racconti fino a quel posto affianco, dove da giorni sei seduto e dove il bordo ha l’impronta dei tuoi palmi. Segni sudati ogniqualvolta io mi giro e lascio che il mio sguardo ti attraversi. Il volumetto mi sfugge dalle dita, cade ai tuoi piedi senza che tu ti scosti. Io prendo la mia borsa, infilo la manica e avvolgo la mia sciarpa. Chiudo la lampada ed esco lesta verso l’antro. Tu sollevi le mani dal bordo della panca, umide e frettolose raccolgono la mia traccia di carta. Presi i racconti leggono dove ho messo un segno, un’impronta di gomma su matita sbavata appena con il polpastrello. C’è scritto, dentro Fuochi: se solo mi lasciassi l’eredità delle tue mani.


postato da dirtyinbirdland alle ore 28/10/2006 21:25 | link | commenti (3)
categorie:
sabato, 28 ottobre 2006

diario delle luci ***  [56335]

di bobboti [3239]

cara


































(http://www.carloadeliogalimberti.it)


Credo che il Natale sia vicino, forse è la vigilia. Fuori è freddo, si capisce dai vetri della cucina, da come si sono appannati. Quando ci passo sopra con un panno vedo che ai bordi del vialetto i cumuli di neve sono ancora lì, induriti dal gelo. Deve essere la vigilia, sì, perché tutti sembrano impegnati nei preparativi e qualcuno ha addobbato gli alberi con nastri argentati.
In lontananza sento le voci di bambini che giocano, che si rincorrono.
Marco, uno dei vicini, sta ripulendo la siepe del suo giardino. Lo fa con estrema lentezza, più che un lavoro sembra un modo di godere di altri pensieri. Lo seguo con lo sguardo, in tutti i suoi movimenti rallentati.
Dietro la finestra di fronte, riesco a intravedere la figura di sua moglie. Se ne sta immobile, anche lei come me.
Penso che anche lei stia osservando Marco, di nascosto, forse anche lei sta contando i respiri che diventano vapore. Dopo un po’ che fisso la scena, mi viene voglia di riordinare i cassetti. Tiro fuori vecchi ritagli di giornale, oggetti dimenticati, fotografie che non avevo più rivisto. In una sono con mio marito, è una foto di quarant’anni fa. Siamo contenti. Io ho un vestito di seta, lui un maglione a girocollo e tutti e due sorridiamo. Ci sono delle candele accese e c’è una luce bellissima. Mi perdo, nel silenzio che avvolge il pomeriggio.
Quando suona il telefono so già che è mia figlia: perché non vieni qua, stai con noi fino a domani, ti vengo a prendere. No, voglio starmene a casa.
Più tardi, Marco e Ada, si abbracciano. Credo che si stiano augurando la felicità. Si scambiano dei regali. Vedo anche una carezza timida, le dita bianche sul volto di lui. Un’intermittenza di lucine colorate. Fuori fa freddo.



*** Bobboti sulla scia di Maiko e Alessandro Gabriele
postato da dirtyinbirdland alle ore 28/10/2006 20:09 | link | commenti (2)
categorie:
venerdì, 27 ottobre 2006

Diario delle stelle ***  

Eloquenzacorpi[1]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(http://www.carloadeliogalimberti.it/)

Credo che tu avverta il peso del ghiaccio che s’è fatto crosta ai lati del viale su cui affacciano le nostre finestre. Tutto il giorno ti ho osservato sfiatare sopra il giardino imbiancato, la tua forbice sbrigativa a falciare gli scheletri dei rami, la tua mente concentrata sul silenzio, evitando ogni possibile complicazione legata ai sensi, al percepirsi nudi nel calcolo di ciò che è peso e va di necessità portato. Il torpore dei giorni di festa fa un po’ paura, in realtà, forse dovrei dirtelo, se dal tuo calduccio lo osservi marciare indisturbato oltre le finestre festanti delle case accanto. Nel mio essere intoccabile ho questo spazio vuoto che mi riempie, la coscienza che tu, in estrema tenerezza, farai si che gli avvenimenti della notte appena trascorsa ci donino il silenzio cristallino delle albe prodigiose. Attendo la sera e il perdono tuo impossibile, persa nell’incanto di osservarti muovere tutto ciò che è materia lontano da noi. Faccio voto, adesso qui, di ricongiungere ogni legamento nella sera di brace che ci attende. Nel tempo che ci trascorre in mezzo, a salvezza dell’anima, porterò la biada giusta al giaciglio delle nostre bestie. Ognuno di noi piegato nel sogno di partorir salvezza, per questo mondo che in lenta compunzione si avvicina al limite del nostro giardino, per questo mondo di diseredati che ci assilla con silenziose processioni di offerte e doni. Vieni qui, bambino mio, custodisci il tuo sguardo per ciò che sarà domani. La grande stella che brucia l’orizzonte, e me e te che il caso volle scegliere, in mancanza d’altro eterno, io e te quaggiù, in strapiombo di periferia celeste.


*** scritto da Alessandro Gabriele a completamento del testo di maiko:
diario delle mele
postato da dirtyinbirdland alle ore 27/10/2006 11:13 | link | commenti
categorie:
giovedì, 26 ottobre 2006

Diario della mela

La mela borghese




































(Carlo Adelio Galimberti - La mela borghese - http://www.carloadeliogalimberti.it/)


Credo che ieri sia stata la vigilia di Natale. Son certo della neve lungo i viali, e dei nastri sugli alberi. Degli odori di cucine vive e del fruscio delle candele. Del rumore trascinato dei cesti sotto le finestre e del vocio contratto delle allegrie ostentate. Non sono certo invece dell’inclinazione del tuo viso e del verso del tuo sguardo nell’atto di raccogliermi nel pianto. E’ stata una giornata faticosa, dedicata al riordino del tempo e delle cose, e il prefestivo ha agevolato una pigrizia dal lavoro operosa nella casa. Ho messo a posto appunti e ritagli di giornale, osservato la curva dei tuoi fianchi nella seta percorrere la sala. Ho rimestato nei cassetti nella certezza di non trovare che fogli accumulati. Vestito un maglione a girocollo e messo i guanti per il prato. Per te ho reciso i fiori e accumulato pile di silenzio al lato. E tu ti sei svestita a sera, infine, dei confini del dialogo, riprendendo per le mani le mie ansie. All’albero che è in camera hai appeso i tuoi vestiti sfilando per ultima da sola la maglietta. Ti sei infilata a letto tutta pelle, e mi hai  ripreso dalla curva del collo con la lingua. Da dietro hai stretto le tue gambe e chiuso intorno un cerchio. Con una mela in mano hai cercato la certezza del mio morso, e con le dita disegnato una carezza.
postato da dirtyinbirdland alle ore 26/10/2006 20:59 | link | commenti (2)
categorie:
mercoledì, 25 ottobre 2006

Diario delle mutandine (1)


Abbassati le mutandine. Ero abituata a ripetere questa frase nel momento culminante. Era a quel punto che il movimento delle dita si faceva più veloce. Sottomessa e scoperta, avvertivo di non poter trattenere oltre la breve onda che accompagnava il perdersi del respiro e dello sguardo. Che io fossi stata a scuola, a casa, in compagnia o da sola, a cena con i miei, smarrita nella tele, tutto questo non contava. Era in quella frase che si concentrava l’energia di un giorno intero, di un’intera settimana, di un mese.  Abbassati le mutandine e lasciati toccare, signorina. Ed era un uomo, quella sera, forse più adulto di mio padre. Forse il vicino che incrociavo spesso all’ascensore, forse l’edicolante, forse il maestro che faceva scuola a mia sorella. A volte con i baffi ed il pizzetto, le mani grandi, un abbigliamento un po’ dimesso. A volte addirittura un vecchio, con le rughe. A volte il macellaio. Stereotipo. A volte il medico. Col medico venivo subito, neanche il tempo di metterle davvero giù le mutandine, sotto il lenzuolo, nella stanza buia. Sarà stato per la commistione di controllo e di impotenza, che solleticava la mia sottomissione irriguardosa degli eventi. Il prete mai. Il prete me l’avrebbe fatta diventare muta e stretta. Il prete nero era roba per ragazzi, per fantasie maschili. E poi non si trattava mai dei muscoli, del muscolo. Era piuttosto per la consistenza al tatto, delle mani, o per l’odore che saliva su dalle camicie. Per il colore dei due occhi fermi. Per il tono della voce. Per il ritmo della frase. Potevo immaginare tutto. Osare tutto. E accarezzarmi mi rendeva onnipotente. Abbassati le mutandine, resta ferma, fatti guardare. Frugare no, non era ammesso. Era quella la voce che sentivo quando mi tenevo estrema, quando prendevo in prestito le immagini dal repertorio sadomaso. Ispezionare, controllare. A 15 anni non sai mai se ce l’ha duro, se poi viene. T’importa quello sguardo, quel parlare. Utilizzi la voce che gli spetta, la frase che gli tocca. Sei il mondo che desideri, e nessuna cosa è troppa.


(Da: Diari possibili - work in progress)
postato da dirtyinbirdland alle ore 25/10/2006 20:59 | link | commenti (2)
categorie:
mercoledì, 25 ottobre 2006

CINA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sentimento nel tempo

postato da dirtyinbirdland alle ore 25/10/2006 17:37 | link | commenti (1)
categorie:
martedì, 24 ottobre 2006

Epilogo corsaro

ostia-lucarelli02-rid





















(Foto by Piero Lucarelli)


Hai gli occhi rossi
Ma non sei una ragazzina nel sonno

Sono feroci ed incalzanti
Nello scatto dal bocchino al morso

E’ un’aggressione che mi scende addosso
Come il tuo seme ricercato

Fascista o crucco non importa
Hai quella rigida magrezza dei fianchi

Che mi dilania e mi fa languido
E non importa il passo sopra il corpo

Non il bastone in testa rovinando
La sintesi preziosa in cui mi cullano

Gli intellettuali stanchi
O le signore di borghesie cattoliche

Son io che tremo nel tuo battere
Nella bellezza della fuga sulla spiaggia

Le mani rosse sono rose
La cui forma mi hai rubato questa sera

La sfioritura nel torace che comprime
Il mio respiro che era amore

Per la ruvida curva del tuo collo
Pelosi i polsi e lividi i miei occhi

E infine non è perdersi che conta
Se mi ritrovo liquido e impotente

Nel silenzio cucito alla tua bocca
postato da dirtyinbirdland alle ore 24/10/2006 20:18 | link | commenti (1)
categorie:

Chi sono

Blogger: dirtyinbirdland
maiko ha 42 anni e vive a Roma

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Links

A Fairytale about Slavery
A piccole dosi
Abacrasta
acqua mossa
Acustimantico
Alessandro Ansuini
Alessandro Cinelli
amaritabiron
amelia uan
amore aidoru
andrea dei sedizi
andrea rossetti
Andrea Temporelli
Antimonio
apnea
Arte clandestinA
Arti Anoressiche
Artur Scantini
Atelier
Aurelio Valesi
balene in fuga
BellaCiao
beppe grillo
Betty Carbuncle
Blog per Federico Aldovrandi
bobscube
buran
Cabaret Bisanzio
calMA
Cara Polvere
Carlo Formenti
Carmilla
Cassiodorov
certepiccolemanie
Cinas
Claudio Sanfilippo
Claudio Sanfilippo 2
coma vigile
Commenti
Compagno segreto
compostxt
controlcenter
Corrado in blog
Cristina Unterberger
cybbolo
Dandyna
Daniele Mattioli
davide cassia
deborah Marinacci
Dentro e Fuori
Diotima
djalma primordial science
dory cammina sul soffitto
DulcisInFundo
emoticon
emoticon2
equilibrio precario
Esplanade
eternità mancante
figli di enneenne
figlio di nessuno
Filippo Davoli
fogli di parole
fragmentArt
francesca pellegrino
Francesco Ghezzi
fuoricasa.poesia
Ghigo
Giovanni Nuscis
Giulio Mozzi
Giuseppe Genna
gravido
Guido Conforti
herzog
I figli belli
i libri del 77 italiano
I miserabili
i quindici
il dolceforno
Il Parto delle Nuvole Pesanti
Il piccolo principe
il primo amore
Il silenzio dei piedi
il vapore del treno
imagesfome project
imperfezioni discendenti
Indymedia
intento insegnare zero
IntranetManagement
iole - Alveare
ireneladolce
Isabella
karmarevolution
karpos
kata homo
keybee
Khu - Il cavaliere inesistente
koch
LA - Filippo Davoli
La luna e la torre
la panca dei carcerieri
La tribù - Tutti gli amici della torre di babele
Lara Arvasi
Letterabiura
lettura a scatti
libera stamperia wang
libri in prestito
lilli hofer
linch
lino di gianni
lo-fi fabrizio venerandi
Lobo di lattice
Loredana Di Biase
Loredana Lipperini
Los senderos de mi risa
lua
lucowski
LULU EDITORE
macchianera
Maiko su Scrivi.com
Maiko su SF
maldoror
manager zen
Maria Strofa
marika bortolami
Martina Campi
massimo botturi
massimo carlotto
Max
mics
miic - qualunquismo alfabetizzato
Mile_Stones
Mondo InVerso
N.N.
naki naki
Narrow day light
nazione indiana
ne pas se pencher au dehors
Nereine
Nessuna scuola
noctambulario
Officine Visuali Ansuini
ombre sovrapposte
OraSesta
Orizzonte28
osso di seppia
Osteria da Amalia
Patrizia Nicolini
personaggi e intepreti
Personaggi Precari
Piante di vernice
piermaria galli
Pino Scaccia Blog
poesia italiana adesso
precipitando si vola
punkerotic
Puntoacapo Editrice
quickerblood
QuotaZero
Radio Out
rebus rebus
rita bonomo
rita bonomo (2)
River
roberto saviano
Rossella Dimichina
Rossella Valentino
running from camera
sagham
schiava d'amore
scritturafresca
scrivi.com
secondstreet (dorinda)
Self Comics
Semplicemente far moe
Sensibili alle foglie
Seto
shemale
Silvia Molesini
SMD
smithandlaforgue
Songlian
sottacqua
stamperia wang
storie di note (tempo reale)
Strum und Drunk
Tano d'Amico
tempesta di neve
template per tutti
the OC Art Blog
thecatswillknow
thony
Titoli di coda - pispa
tiziano scarpa
tuareg
umberto bertani
UniversoPoesia
untitl.ed
Vaan
Valentina
vergogna
vibrisse-bollettino
Visioni Binarie
wittgenstein
wu ming
XII
you tube
Zaccaria
zeropoetry
Zonker
zop

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte