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The blu child
Spiaggia chiara
Orli di sole
E sirene di sabbia
Per disabitati castelli
Giochi da adulti
E risacche per bambini
In nuda priorità
L’estate si fa bella
E poi improvviso
Quel tuo blu sul corpicino
Una tuta un cappelletto
Un parasole
Piccolo appari col secchiello
E la paletta in fiore d’acqua
E benedici il giorno
Che pianino si arrovella
Su come non ferirti
Questo si chiede il sole
A prima vista azzurro come cielo
Non malinconico
Fragilissima scheggia
In cielo terso
Sei abito là dove
Ad altri si concede
Il morso d’onda
Sulla pelle
E sulla tua delicatezza
Si incrociano gli sguardi
Miei e suoi a fare
Un tetto d’ombra
Amorevole
E impotente
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Fantasia per adulti
Come un campo di girasoli
Che passeggino la notte
Su lunghissimi steli doppi
Con le foglie flessuose e le labbra disegnate
Una visione notturna
Fiori in reggicalze
Seni scoperti su corpetti a vista
Morsetti per capezzoli
Unghie pazientemente dedite
Allo sfioramento
Il capo chino di quei rami gialli e verdi
Sul sesso reclinato dei maschi sui divani
Mezze bottiglie e kleenex
E ciotole di caramelle
Toilette per le signore
Ai cui specchi si incrociano quei fiori
Ognuno complice
Egocentrico flessuoso
Li vedi anche sui pali
Al suono e ai riflettori
Ammorbidirsi esibendo
E con lo sguardo mordere
Se Fantasia regna sovrana
Il vero tocca il cuore
E nel fermarlo gli sussurra:
Son solo io la tua puttana.
Diary
Soprassalti del giorno
Curve a gomito da prendere in fretta
Logorio di parole
Consumate sul tavolo grezzo
Mi sento moderna
Sufficiente ed esatta
Con le calze parigine e sfumate
E i maglioni sottili sopra il cuore che batte
Con in borsa le sue sigarette
E le chiavi di una certa dimora
Sottomessa al disordine
In cui il battito del cuore ha timore
Dove oso poi infine
Far parlare le mie labbra e i miei occhi
Quasi quasi un guaito
Mentre gemo sul bianco
Ed aspiro come spezia straniera
L’odore del tuo corpo la notte
- - Mi ricordo appena che
Conventicole rudi e spietate
Con baffi che ricoprono l’astio
I coltelli sguainati e lucenti
Van nel fodero d’occhi
Tenuto lontano il furore
Delle pile dolenti di braci scaldate
Dalle madri che senza ritegno
Se ne stanno fino a terra abbassate
Con il collo tenuto ad un laccio
Che non osa nemmeno portarsi
Fino ai nervi ed ai tratti tirati
Per insania d’amore li’ dove
Anche dio ha seppellito
Con le candide mani
Allacciate alle mani annerite
Il morso esausto del furore infetto
E li’ di fronte proprio al dio occorre
Provare pieta’ e accompagnare
I corpi, le teste indifese
Le viti immature appena recise
- - Ma lo vedi, mio dio, che il rivolo e’ rosso?
Diary
L’operaia Moresca
Ha due gambe con dentro un bocciolo
Otto ore alla pressa
E due seni che fanno le mele sul ramo
Caparbia e schierata
Niente pause in un turno
La collana turchese
Sulla pelle svestita e sfiorata
Una tessera stretta
Nelle dita della mano addolcite
Dalle strette carezze
Dei tre corpi allungati al suo lato
Lei divora Terzani con gli occhi
Mette libri nel sacco
Sottomette il furore agli sguardi
Ha due occhi da gatta bagnata
Ed i fianchi che raccontano gli anni
A quindici soli il primo lavoro
Da una fabbrica a un’altra
La sua piccola onda personale tesoro
Il suo amore che sfida certezza
Lei che dice mi piaccion le donne
Lui che dice voglio stretti i tuoi occhi
A due sguardi sconosciuti rapiti alla notte
Le tue anche di seta
In groviglio sulle gambe di un uomo
E vederti sudare le sette camicie
Farne sete orientali da strusciare al mio sesso
Sovvertire colonne di fumo
In imbuti di carta velina
Predicare del libero arbitrio
Al riparo da sguardi indiscreti
Nell’azzurro dei bagni
Della fabbrica dei motori indifesi
E vedere la tua mano che brilla
Con la fede arrampicata su steli
Come fiori le tue dita porterebbero anelli
Dedicati con grazia alla bellezza dei piedi
E noi due incidentali
- - Esorcismi di timori interrotti
Siam sentieri di colonna brigante
Mentre Bregovic canta la notte
L’alba va giù
- - Rotta di collo
Come la Smirnoff
Freddo aperitivo
Non ci sono Bohème
Ma le bellezze ibride
Che d’improvviso lancinanti
Scoprono il ventre su lenzuola in sabbia
Ragazze a quattro zampe
Cagnoline da passeggio
Con collari di cuoio
E un peso fra le labbra
Posano non dette le parole
Fra lingue inconcludenti al molo
Signore lei potrebbe? Non so
Annusarmi la vita fra le gambe
O forse scuotermi dirimermi spellarmi
Come si fa col cocco, fra tensioni, di uve belle
Far di me vino calpestato a ottobre
E di lavanda un sacchetto con le ciocche
Farmi sentire le dita fra le labbra
Osare vibrazioni con la lingua
Spingere con due dita nello stretto
Portare indietro il collo per la fronte
Entrarmi dentro ed essere stanotte
Il turco con la pancia gonfia
L’arabo ambiguo con la camicia ampia
Il nero ebano di un sesso riccio e furibondo
La stretta di un francese dietro ai fianchi
Il seme antico che si mescola col nostro
Parole incomprensibili schierate sulla gomma
Dei divani scomposti nella sala
Dove le luci combattono di spada
Le mani allo chignon mischiate
L’eleganza con cui mentre mi prende
Porto alle labbra movenze dichiarate
Dall’inguine scoperto incerto e retto
Del terzo corpo avvolto nel disegno
Come su di una tela strappata navighiamo
Un’onda un ghiribizzo un frullo d’ala