Maiko - Dirty in birdland - KnowArt

-- Mi chiedo se Freud abbia amato i suoi pazienti come i suoi cani, e credo di sì, onestamente, anche se dubito che si sarebbe lasciato riprendere con uno di loro al guinzaglio, a Londra, in un mattino di sole, seduto al tavolino di un ristorante o in una festa di famiglia--
venerdì, 30 giugno 2006



op1

































(Painted by Antonella Lucarella masetti - http://www.arsmedia.net/lucarellamasetti/english.htm)


Verso a Meridione



Ho udito smarrita
La preghiera

Con la quale chiedevi alle tue figlie
Di non toccar le piante

Nei giorni di camelie

**

Così forse
Alla distanza di trenta

Mentre la femminista
Smette di incalzare

A trecentosessanta lune
Senza stelle

Mi chiedo se sia vero
In qualche angolo riposto

Del mio corpo del mio sguardo
Che pure la poesia

Non debba essere toccata
Quando si mandan via

Le resistenze della vita
Le incompiute perfezioni

Le gratitudini in potenza
- - Come se

Anche nei versi dovesse
Esserci traccia di una forma fertile

Un’apertura possibile
Un segno replicante

E come se solo la donna
Avesse di fortuna pena

Di veder la sfioritura
Nel verde a raggio della pianta

Nel rosso fiore il segno
Del seme sulla guancia
postato da dirtyinbirdland alle ore 30/06/2006 18:33 | link | commenti (3)
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martedì, 27 giugno 2006

Nel dar la mano

Axel12La mano amica
Che si tende lungo un filo

La mano lesta
Femminile a comprendere

La mano che non tocca
Eppure si dirama

La mano adulta
Sulla mia testa esausta

 

 

 

 

 

 

postato da dirtyinbirdland alle ore 27/06/2006 20:34 | link | commenti (7)
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martedì, 27 giugno 2006

Radiodramma deserto


caviglie


















Periodiche visioni
Interrompono il silenzio

La scure secca
E il suo taglio alla gola

Filo di perle di metallo
Cesura del respiro

E poi nell’esodo
Dalle parole

Il passo dei viandanti
Vestiti d’Africa e scalzi

Ed occhi in occhi
Che attraversano la retta notte

Quella nuda compagine
Di stelle bianche

E il salto in piedi
Dell’infanta cieca

Lunga dolly senza pelle
Al rantolo del sonno

Ma ancora le carezze
Sulla fronte al ragazzino

Armato di coltello
A cuccia nella duna

Abitata dal suo cane
La mano è della luna

Che se si specchia
Del mare fa placenta
postato da dirtyinbirdland alle ore 27/06/2006 20:24 | link | commenti (2)
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martedì, 27 giugno 2006

104 Fharenheit

klimcol


 

 

 

 

 

 

 

 


L’esperienza del vero
Appartamenti a Madrid

Le case basse
Di Nizza o Genova

Smemorato il giorno
E discosta la notte

Come un lenzuolo
che appiccichi

E ricada di lato
Un rifiuto di tutto

Ostinato il rossore
Respira in corpo

Il culetto della ragazza
Si solleva piano

Come un mattino pigro
E ricade quasi

Inavvertitamente

postato da dirtyinbirdland alle ore 27/06/2006 20:14 | link | commenti (3)
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sabato, 24 giugno 2006

postato da dirtyinbirdland alle ore 24/06/2006 23:20 | link | commenti (1)
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giovedì, 22 giugno 2006

Lettera disobbediente

Lettera
Il bello di una lettera è nella sua esistenza immeritata. Nasce, si sviluppa e permane senza alcun merito intrinseco, se non per la capacità segreta sua di assecondare un’esigenza, un anelito, una spinta, un vanto d’espressione. Lettere che si scrivono per amore fan cieco il mondo per abbaglio, lettere per separazioni, lettere. Lettere per bambini, missive per i nonni sotto ai piatti, lettere che si mandano all’ignoto su carta in sedicesimi o in bottiglia. Lettere effervescenti, un po’ narcise. Lettere dalle unghie mangiucchiate. Lettere da tavolini al bar, lettere da cantina. Lettere al parco, lettere da cuscino. Lettere scritte con le dita sulla schiena nelle notti di passione. Lettere insulse, post it distratti. Lettere in sotterfugio sulla sponda di un articolo di giornale. Lettere nei libri, ben nascoste. Lettere per adulti e per la posta del cuore. Lettere incorniciate, lettere incollate, lettere ciancicate. Lettere scalze, vittime dei quadretti. Lettere impudiche, su carta bianca. Inappropriate, sul rosa con i cuori, lettere ritrovate. Lettere mai scritte. Ma le più belle, quelle disobbedienti.

Cominciano dal termine di un discorso, chiedono e non dichiarano, ascoltano. Sono l’azzardo logico di una giovinezza protratta, un’adolescenza perenne, che regge come scheletro la somma estrema degli anni. Hanno candore, sono innocenti. Bruciano se le tocchi per l’eccesso di candore che rivelano. Disattendono alla loro natura, come le ragazze quando indossano un godemiché, come le vecchiette senza mutandine nella notte. Rivelano, anzi svelano, quell’estenuata bellezza del vacuo, riempiono il mondo di un’attesa. Attesa che il miracolo si compia, e anche la vita sia disobbediente.

La lettera più bella, è quel foglio bianco che hai mandato, con una sola annotazione sotto: ti ascolto.
postato da dirtyinbirdland alle ore 22/06/2006 19:40 | link | commenti (4)
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giovedì, 22 giugno 2006

La dimora madre

Mia madre era una madre comoda
Con la gonna grande

Con i seni gonfi e le mani
Perfettamente poste 

Resistenti a tutto
Prodighe

Capaci di mescolare
Zucchero e sale

E la sapienza del trucco
Sulla corretta direzione

Della riga sulle calze
E del kajal sugli occhi

*

Ed io
Imprecisa

Con le misture del mattino
Caffè e zollette

Quasi sempre versato
E neanche il latte

I merletti incisi sulla pelle
Dal pizzo abusato delle calze

Il disordine dei capelli
Smossi da dita e non dal vento

*

La bambina senza occhi
L’anca spezzata di cui parla lo scrittore

E la perfezione della danza
Nelle solitudine delle toilette diurne
Nonostante il danno

Il sonno rovistato dai sogni
Nel ruvido dell’albergo del Topo


*

La madre degli scriccioli dalla
Vestizione incompiuta

*
La mendicante senza mani
Che lo prende in bocca

E che lo chiama amore


*
ogni emancipazione
è un precipizio



(una suggestione dovuta alla lettura del Dies Irae, di Giuseppe Genna, e alla Fortezza vuota, di Bruno Bettelheim)
postato da dirtyinbirdland alle ore 22/06/2006 17:30 | link | commenti (5)
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mercoledì, 21 giugno 2006

bambina-e-orso-riv-2


























(e la vita Caterina, lo sai, non è comoda per nessuno-- (F.dG.)

Oggi vorrei saper tenere
Il peso della tua fortezza vuota
postato da dirtyinbirdland alle ore 21/06/2006 06:05 | link | commenti (1)
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martedì, 20 giugno 2006

 
porciLe regole, un certo maschile e le ragazze*  (maiko - 2005)



Sul comodino, sotto il tuo moleskine e accanto a due penne e una matita, hai la copia un po’ sdrucita di Porci con le ali. Il pantalone e la camicia sullo sgabello, luce soffusa che filtra appena dalla finestra, il bollitore spento con due tazzine su un vassoio d’argento. Qualche rivista ai piedi del letto, lenzuola di lino scostate. Sandali maschili spuntano da sotto le doghe. Una tesi da correggere sullo scrittoio, il portatile ripiegato, una busta dell’Ateneo da cui spuntano moduli di biblioteca. Le braccia in alto, sopra la testa, il corpo di lato, quasi supino. Una t-shirt è scivolata dalla sedia, sospesa accarezza il pavimento. Fuori, acciottolati ed embrioni di siepi. Sotto la doccia, nel bagno accanto alla camera, ho il corpo liscio sotto le gocce, e i capelli bagnati. E’ stato lo stereotipo del rossore, ieri sera, a farti prendere l’iniziativa, dopo il concerto, a farti chiedere se avevo voglia di salire a bere qualcosa da te. E’ stato il suono dei Subsonica a risuonare da fuori, dalla piazzetta, sulla mia gonna sollevata, sullo slip scostato, sul seno preso e messo in mostra ai tuoi occhi, dal divano siamo rotolati di lato. Sono state le tue dita a frugare, i tuoi occhi a prendere. I miei occhi a perdere. Esco dalla doccia, mi asciugo alla meglio. Vedo del rosso e mi sento meglio. Sei venuto dentro, senza cautela. Mi godo il rosso come il mio segno di autonomia sulla tua noncuranza semiadulta, distratta. Allungo la mano, prendo la t-shirt e mi scivola sopra, di tre taglie più grande. Infilo i sandali, i jeans, lego i capelli con un elastico di spugna, salto su senza alcun rumore. Del niente che mi hai lasciato nel dentro raccatto il bordo. Vedo un rossetto, spuntare da un cestino in bagno, sul ripiano. Lo prendo. Mentre dormi, prima di aprire la finestra e scavalcare, prima di riprendere il giorno, apro il tuo libro. Dopo 30 anni non è cambiato niente. Faccio spuntare il rosso, ti do una lezione di letteratura, evidenzio: Cazzo, cazzo, figa. Figa pelosa. 

** a volte mi succede, leggendo pagine maschili e femminili, su scrivi.com, di pensarci, a quel libro…  Porci con le ali
postato da dirtyinbirdland alle ore 20/06/2006 06:53 | link | commenti (2)
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domenica, 18 giugno 2006

nuca





































La nuca è indifesa



Erano gli operai dicevi
E mi toccavi la punta dei capelli

Quando le polveri facevan fumo
E pane fermo

Le mani strette al ferro
E i paradisi artificiali al vetro

Le gonne arrotolate in vita
E il duro degli scatoloni

Bandiere sotto ai corpi
A mantenere dello smarrimento

Le rimanenze con i nodi
Spiccioli in tasca al padre

Forse sirene osavano cantare
Nude voci di strazio ai cancelli

E le lancette agli orologi
Mantenute come coltelli al palmo

-- Ed ora sui capelli
Ancora le tue dita

Dove si perdono le convinzioni
Come i bambini a mosca cieca

E le finzioni ad occidente
Sono soltanto il rantolo

Che preme e non seduce
Di un qualcosa che chiamavo

Per voce madre
Dopolavoro ferroviario

-- E resta solo un dopo
Ora che delle fabbriche si è persa traccia

E soli si costruisce il malcontento
Senza la protezione altissima

Del branco
In solitudine hanno detto

Occorre che ci sia la fertile ingerenza
-- così moderna

Delle intelligenze con il dolo
E soli siamo

Ed io che sol di mio ho la stretta
Delle tue dita all’indifesa nuca

Solo di questo sento
Del duro tuo bastone

Padrone delle perle secche
A cui di solo amore

Restituisci il pianto.
postato da dirtyinbirdland alle ore 18/06/2006 12:08 | link | commenti (5)
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sabato, 17 giugno 2006

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La vita ci attraversa--

(Lo sguardo di Riccardo - Praga, cimitero ebraico)
postato da dirtyinbirdland alle ore 17/06/2006 08:29 | link | commenti (4)
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giovedì, 15 giugno 2006

Per terra e per mare

moongoddess


























Per il rito del pane
Come sotto l’arco delle rose

Col vino alle bocche
Ed il coltello in tasca

Che recida solo lo stelo
Quando questo recalcitra alla persistenza

Con i libri ripiegati
Come fazzoletti

Con le parole si asciugano
Il sudore e le lacrime

E un po’ i sorrisi maliziosi
Quando gocciolano come l’uva morsa
O l’anguria

Saper ridere
Questo insegnava il mite maestro
Armato della sua innocenza

Né un pastore di anime
Né un medico dei corpi

Forse un paziente curatore
Un bimbo arrotolato al suo dolore
E memore del sorriso trafugato

Alla tasca segreta della luna
Là dove anch’essa ha una sua bocca un po’ lasciva
O un’ansa madre

Ed era proprio proprio lievito madre
Quel tocco di dialogo
Generazioni direbbero come di fumo

Che alimentava il desiderio
E l’allegria mischiata alla dispersa erranza
Il seno che improvviso pende al maschio

Quando per desiderio all’energia mancina della donna
Erotico cestello impreziosito dall’azzardo
A lei voltandosi ne prende l’altro tra le dita
fino a succhiarne nel silenzio il grido
postato da dirtyinbirdland alle ore 15/06/2006 20:15 | link | commenti (3)
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