Maiko - Dirty in birdland - KnowArt

-- Mi chiedo se Freud abbia amato i suoi pazienti come i suoi cani, e credo di sì, onestamente, anche se dubito che si sarebbe lasciato riprendere con uno di loro al guinzaglio, a Londra, in un mattino di sole, seduto al tavolino di un ristorante o in una festa di famiglia--
domenica, 30 aprile 2006

Pellegrinaggi

1985pompeo






















"Esiste una ferocia razziale inaudita nei confronti dei meridionali. Il meridionale è accettato solo in due casi: o quando è perfettamente integrato e risponde nel gesto e nel comportamento a una serie di proposizioni non meridionali che non gli appartengono oppure quando ha un enorme carisma e riesce a imporre con fatica e con intelligenza e comunque in modo improbo (perché dovrebbe?) la propria meridionalità, sia che si tratti di autori sia che si tratti di semplici macchine targate con sigle meridionali.

La mia meridionalità è una meridionalità alla Mohammed Ali, in termini di difesa da quello che è uno sfruttamento da una serie di cose che io condanno enormemente.
San Severo e una città orrida da un punto di vista di situazione politico-gestionale-amministrativa. Il potere ha questa gamma: ci sono dei ricchissimi, c'è il Country club, lo Sporting club, il Lions club, il Rotary club, c'è gente che gira con delle macchine incredibili e si va a comprare le scarpe a Bologna, c'è tutto un mondo di medici che si sono arricchiti restando nell'ombra senza aver mai scritto su una rivista medica; che hanno partecipato solo a congressi tennistici, perché si giocavano tutte le loro carte a livello tribù di medici. Vedi il torneo nazionale medici ospedalieri di Chiavari... Poi ci sono avvocati soprattutto notai che hanno guadagnato sulla povera gente, sul reddito della popolazione, tantissimi, poi c'è un sacco di droga accompagnata alla noia più totale e c'è un centro autogestito per i tossicomani...

Poi c'è una campagna meravigliosa, della gente bellissima: la gente che lavora nelle campagne. Io di San Severo ho dei ricordi che son fatti di sberleffi, litigavo con dei monelli tremendi e mio fratello, che si chiama Michele detto Macaluso, che si buttava come un tornado nella mischia, lui aveva dodici anni, io quindici, e seminava il panico fra i miei assalitori. Poi ho passato un periodo tra i sedici e i diciotto anni a rissare stupidamente, prendendole e dandole, specialmente d'estate.
A San Severo, si era venuto a creare per caso un piccolo nucleo di artisti, ognuno con una propria fede e una propria direzione. A questo proposito devo fare due nomi: Marcello D'Angelo che si e saputo conquistare il nostro affetto e la nostra amicizia con grande amore e poi Enrico Fraccacreta che da ragazzo aveva un umorismo dal quale tutti noi abbiamo attinto, non so, pero, che fine abbia fatto la sua creatività.
Erano estati bellissime, lunghissime, passate con la fila degli ombrellini, l'altalena sul mare, piogge di romani e milanesi, lo strombazzo delle cose pubblicitarie e i baracconi messi in fila con i juke box."(...)

***

se
Tu
Vuoi
io
Ti
posso
fare
un ditalino
ciò
naturalmente
se tu vuoi
io ti posso
a
m
a
re


***

Ma io sono la mitica anatra migrante,
sono ancora una volta perpetuo moto
sono la brocca sognante,
desiderio di vuoto.
E se le mie arroganti parole di un tempo,
son finite segnalibro d'un volume dimenticato
pure ti chiedo ara il mio campo
a scoprirlo.


[1984]

(Ritratto e testi di Andrea Pazienza - http://www.2fly.it/paz/index.htm)
postato da dirtyinbirdland alle ore 30/04/2006 20:57 | link | commenti (2)
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sabato, 29 aprile 2006

Giovanna Casotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




(Image by Giovanna Casotto)

Ho sempre amato le donne col cappello --
In intimità velate sul cervelo

O svelate per immaginario rivelato
Coperto il solo capo per renderlo bendato

postato da dirtyinbirdland alle ore 29/04/2006 18:38 | link | commenti
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sabato, 29 aprile 2006

10301

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(ken ichi murata)

postato da dirtyinbirdland alle ore 29/04/2006 07:21 | link | commenti
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sabato, 29 aprile 2006

Il sogno REM delle braci

In quiete malsicura e umida
Surrealista il sonno

Ma non negli occhi estremi di Nadja
E non nelle pistole di Antonin

Piuttosto ai preziosi rimasugli
all'accostare  ciò che rimane senza strepito

Le foglie dei limoni ma anche quella storia
Che i gatti lo sapranno

Quel ripiegare titanico
Verso il niente e verso sera

Che fa da sola
Ottobre a marzo

La signorina Carla
E le sirene operaie

Mischiati i tempi
Rimestati i luoghi

L'anello che non tiene
E mille e mille miopi

Malcerte rampe di scale
E sotto il vuoto la vertigine

Niente è più bello di Esterina
O del ragazzo Codignola

Stesi a dormire accanto alle discariche
In un collage di intemperanze

Che è il nostro ogni mattino di mattino
Che a sera si dispiega

postato da dirtyinbirdland alle ore 29/04/2006 07:10 | link | commenti (1)
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venerdì, 28 aprile 2006

12110

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

semplicemente...

postato da dirtyinbirdland alle ore 28/04/2006 20:07 | link | commenti (1)
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venerdì, 28 aprile 2006

ken ichi murata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ken ichi murata - Roma, 6 maggio - 1 giugno 2006

postato da dirtyinbirdland alle ore 28/04/2006 18:12 | link | commenti (4)
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venerdì, 28 aprile 2006

bachmann

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Lo scrittore - e questo è nella sua natura - si augura di essere ascoltato. E però gli appare meraviglioso accorgersi un giorno che comincia ad avere degli effetti, e tanto più quanto sa di poter dire poco di consolante ad uomini che hanno bisogno di una consolazione come solo possono averlo quelli che sono feriti, dilaniati e pieni di quel grande e segreto dolore con cui l'uomo si distingue tra tutte le altre creature. È una distinzione terribile e incomprensibile. E se davvero dobbiamo sopportarla e imparare a convivere con essa, come dovrebbe apparire questa consolazione e cosa dovrebbe significare per noi? È infatti impossibile, io credo, pretendere di costruirla con parole. Sarebbe sempre troppo misera, troppo a buon mercato, troppo provvisoria

E così il compito dello scrittore non può consistere nel negare il dolore, nel cancellarne le tracce, nel fingere che non esista. Per lui, anzi, il dolore deve essere vero e deve essere reso tale una seconda volta, cosicché noi possiamo vederlo. Perché noi tutti vogliamo diventare vedenti. E solo dopo aver provato quel dolore segreto possiamo sentire (in modo diverso) ogni esperienza, ed in particolare quella della verità. Quando giungiamo a questo stato in cui il dolore diventa fertile, stato che è insieme chiaro e triste, noi diciamo, molto semplicemente, ma a ragione: mi si sono aperti gli occhi. E non lo diciamo perché abbiamo davvero percepito esteriormente un oggetto o un avvenimento, ma proprio perché comprendiamo ciò che non possiamo vedere. E l'arte dovrebbe portare a questo: far sì che, in tal senso, i nostri occhi si aprano". (Ingeborg Bachmann)

postato da dirtyinbirdland alle ore 28/04/2006 07:56 | link | commenti (1)
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giovedì, 27 aprile 2006

moebius2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come doveva esser la Merini
Come il suo camice
Come il candore dei fiori bianchi estratti dal profuno a prender forma

Come il suo muto accompagnatore
Il portatore di sacchi di vestiti usati e rimanenze

Come doveva essere bella
Nel suo smarrimento vestito a manto

(PS: maiko è in trasferta onirico/esistenziale per 4 giorni)

postato da dirtyinbirdland alle ore 27/04/2006 07:15 | link | commenti (3)
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martedì, 25 aprile 2006

moebius-1




































Today
postato da dirtyinbirdland alle ore 25/04/2006 22:20 | link | commenti (5)
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martedì, 25 aprile 2006

 
Modena City Ramblers - Appunti Partigiani - L'unica Superste

A Bettola stava scendendo la sera e
Lilli era pronta per andare a dormire
birocciai e sfollati per il coprifuoco
ritornavano a cercare un riparo
era il '44 sui monti di Reggio
la notte di San Giovanni
la ronda ha scoperto tre partigiani
venuti per distruggere il ponte.
I partigiani hanno ucciso un tedesco ma un altro ha dato l'allarme
il comando SS ha deciso di fare una rappresaglia esemplare
la notte i soldati armati di mitra sono andati casa per casa
avevano l'ordine di uccidere tutti, uomini donne e bambini

Li hanno svegliati, radunati in cucina poi hanno sparato una raffica
Lilli è caduta tra il nonno e la nonna coperta del suo e il loro sangue
i soldati avevano portato benzina e hanno incendiato le case
ma Lilli era viva, è riuscita a arrivare alla finestra e lasciarsi cadere

ma la casa bruciava e sarebbe caduta
su Lilli come un colpo di grazia
è molto difficile scappare lontano
a undici anni con la gola ferita

e sentiva le grida mischiate agli spari
e le bestie nitrire impazzite
e le voci metalliche degli ufficiali
e sentiva il calore del fuoco

L'hanno trovata soltanto al mattino
ferita bruciata ma viva
il postino l'ha messa sulla bicicletta
e portata dai parenti in pianura
poi Lilli è guarita e la guerra è finita
e i tedeschi se ne sono partiti
ma per molti anni ha sognato gli spari
e non le usciva la voce.

Ora Lilli vive una vita serena ed è nonna di tanti nipoti
ma a volte si sveglia con gli occhi aperti nel buio
e rivede la Bettola in fiamme
postato da dirtyinbirdland alle ore 25/04/2006 07:20 | link | commenti (1)
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lunedì, 24 aprile 2006


13-s






























11-s






























(Painted by Moebius)
postato da dirtyinbirdland alle ore 24/04/2006 22:47 | link | commenti
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lunedì, 24 aprile 2006

Una, possibile

Ricapitolando.
Essere donna mi rendeva incline alla sottomissione.
Un modo di contendere la verità attraverso il dono dei polsi.
Un dare gli occhi al buio per il conforto delle resistenze.
Inquieto il mugolare per due dita troppo spesse,
un cedimento senza sconti per preservare
la paura dall’eccesso.

Essere donna cancellava con le vesti
scritte murali e siamo in tempo di guerra.
Volevo essere la copia di mia nonna
con la testa sotto i gomiti al rumore
dei temporali d’inverno.
Potevo essere, con sufficiente impegno,
la quiete delle trecce che ha tagliato
solo a sessant’anni.

Non ho mai amato le fibbie agli stivali
se non quelle votate
al capovolgimento. Non ho indossato latex
se non per dimostrare
la mia tendenza ad esser contenuta.

Non ho cercato pratiche
di subitaneo calpestamento,
né ho soffocato i volti che invece sempre
ho voluto dritti agli occhi.

Non ho imparato ad infliggere dolore,
soltanto a prenderlo, caotica abitudine
ad esser quieto disavanzo.

Ho protetto ogni umiliazione sconfinandoci dentro,
sono stata una comunista ogni volta
che ho preteso che mi si amasse nel sangue.
Ho partorito figli con la bocca
e li ho nutriti agli occhi, e il ventre
l’ho tenuto stretto per non dimenticare
la vertigine di quello che è versato.

Ho tatuato nell’incavo del gomito
una testa di uccellino,
per non dimenticare cosa
tenere al caldo.

Ho dato protezione, e sono stata in protezione.
Ho cercato di bruciare una tua tea
soltanto dopo aver scoperto
che con la cenere si risanano le piaghe.
E che quella, tua e ferita, si forma in rosa.
postato da dirtyinbirdland alle ore 24/04/2006 22:39 | link | commenti (2)
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