Radiodramma della negazione
Non credo che lei sappia
-- Mia figlia
Delle paure con cui attraverso la strada
Precaria come l’ultima notte
Della mia solitudine che disdegna
Gli inganni di durata
Del semibuio a cui concedo
Quotidiane visioni
Del tramestio attutito che produco
Quando spentolo per me rimasugli di parole
-- Non credo che lei senta
Come mugola il buio
Sotto l’abile cecità
Quando lo sdegno impertinente
Con cui mi vedo giovane
Nell’incubo mi scuote
E si fan strette le mie gambe
Cerchi per vuoti
-- Non credo che lei sappia
Mia figlia
Delle mie pieghe di pelle
Della loro quieta inconsistenza
Trasparenza d’epidermide
Su petali senza fiore
-- Credo proprio che non senta
lo smarrimento della mano alla ricerca
di questa permanenza al mondo
attraverso un fantasma d’amore
aderente al corpo come un’ombra cinese
su un teatro di avanzi
-- Credo che sia arrossita reticente
l’altra notte quando
Ospite in casa d’altri
Passando per il corridoio
Nella sua moderna dimora
In cui disabito occasionalmente
Ha intravisto la mia mano
Inaccettabile
Simulare per me
Sotto la camiciola casta
Quella estenuata carezza
Avrei voluto dirle
-- Eppure
è da lì che sei passata, una volta
Sorella dorata
Per il portone
e il lastricato
Passando
e strisciando
Con le spalle gravate
dalla fraterna bellezza
esorbitante
e autoritaria
per incremento
di senso
Incidi la
perseveranza
della tua presenza
amorosa
Asilo dell’inquietudine
la sacca abusata dai suoi vestiti
e dalle pagine strappate
dei suoi breviari fantastici
in notti di stupore
tieni stretto tutto
estenuata
in carezze
Spira d’inedia
il tuo alito
e fa eco di vita
a quel piccolo
delicatissimo odore
di viole appassite
dal pensiero che porti fuori
con te
priva d’abbraccio
nella trasparenza
delle sue ali tatuate
eppure
-- tutto respira
Era nel campo
che ci
cercavamo
al grigio
del cotone
grezzo
le carezze
ruvide
nel freddo
scoperte
nella fame
con i topi
al guinzaglio
guardiani
più feroci
cani
senza latrati
nel tiepido
delle guance
spalmate
di lacrime
dalle lingue
un tepore
senza odore
senza scampo
ossa
per ossa
consumati
martirii
e quasi
uno strusciare
un ferire
non sentire
e una fessura
asciutta
per accogliere
un salire
che non
viene
per far fredde
le stelle
che non
ci tocchino
per favore
** scritta molti e molti mesi fa, nel mio personale giorno della memoria
Inferno ... mi chiedo se la letteratura non sia la vita sognata da un angelo senza un'ala... vero A?