Il roseto incolto
Era la poltrona
Su cui ti arrotolavi
Come un gatto
Dalle zampette prensili
Arpionate sui libri
Ed era la tua stanza
Con letti gemelli
E un comodino solo
Era la toilette con lucidi
sulle ombre allo specchio
Ed era quello zaino
Di tela indiana odorosa d’incenso
Era lotta continua seconda release
Con un baco da seta
Ed era la piazza dei tuoi pomeriggi
A piedi scalzi nei sandali di cuoio
E negli zoccoli
Non era Van Gogh
Ed erano le gonne
Da cui i fiori si perdevano
-- Al tocco del primo vento
Erano foulard di seta
Dai colori impastati
E laccetti ai polsi
A legare inquietudini
A collettivi guinzagli
Erano poesie in greco
Pittografate sulle tue pareti
Dove allestivi mostre
Per i visitatori dell’abitudine
Erano bicchieri di vetro
nel retro delle cantine
Bagnate le carezze
Sotto al tavolo
E le guance al di sopra
Erano progetti
Per architetti del nulla
Capaci di montare specchi
Per creare passaggi
Da una strada all’altra
I limoni - (Eugenio Montale)
Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall' azzurro:
piĂą chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell' aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest' odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l' odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s' abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l' anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una veritĂ
Lo sguardo fruga d' intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piĂą languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata DivinitĂ
Ma l' illusione manca e ci riporta il tempo
nelle cittĂ rumorose dove l' azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s' affolta
il tedio dell' inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l' anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
(...)
(Eugenio Montale)
NJ e la candela – Un limerik
Non sempre fasciata
di candida seta
insegue la meta
toccando istintiva
sentendola viva
la cera ingiallita
* ma si può così?
4 setting e un cane
La poesia non può che essere surrealista. Lo diceva togliendosi le scarpe e scendendo dal lettino. Non sapeva rassegnarsi a utilizzare la coperta come riparo alle suole infangate o umide di pioggia. Così, quasi, preferiva che restassero lì in solitudine, mentre lei sola percorreva la stanza a piedi nudi, con la protezione trasparente delle calze.
La poesia è sola nelle cose. Lo diceva reclinando la testa di lato, all’altro capo dello scrittoio lasciandola lì, mentre lei stessa passeggiava, scapestrata, con l’anima a fior di pelle.
Le parole devono imparare a farsi semplici. Lo scriveva col pennello alle labbra, complice la parete, mentre le mani le si intrecciavano sul lettino, supina con il corpo imprigionato nella rete delle sue libere associazioni.
Annegava la magia nella sua incontinenza verbale. Tutto questo, mentre le orecchie, in tutt’altro affaccendate, facevan pratica d’ascolto. Lei sapeva, esattamente, che il suo settimo senso, la scrittura, esisteva per rivelare al sesto la sua impotenza. Lo sentiva dai suoi sogni, bisognosi di narrazione.
-- Mi chiedo se Freud abbia amato i suoi pazienti come i suoi cani, e credo di sì, onestamente, anche se dubito che si sarebbe lasciato riprendere con uno di loro al guinzaglio, a Londra, in un mattino di sole, seduto al tavolino di un ristorante o in una festa di famiglia.
Nadja
Come tu sai
-- André
Sono la riga
Spuntata
All’orizzonte
Di una notte
Dalla luna vuota
-- Abito senza
dimora
E dimoro
Senza abiti--