"Era così limpida e così franca, Isabelle, così poco dotata per la menzogna.
Non ci sarà nessuna intervista;
era solo un pretesto per incontrarti"
(Michel Houllebecq, la possibilità di un'isola)
Il romanzo a cui lavorava giaceva nella cesta, cullato dalla sporcizia dei panni, orme del corpo sotto l'arco del testo, senza che lei venisse alle mani col gesto stesso di prender parte alla stesura. E belle eran davvero le pagine, stese e fermate da mollette come capezzoli stuzzicati in pieno sole. E nemmeno c'era tempo per attendere il susseguirsi degli inviti a cena portati a bocca dal cane di Velasco. Il messaggero moriva prima che il tempo rivelasse la sua bellezza per via di quelle scapole scarne, incapaci della torsione nota in direzione delle macerie.
[Le macerie fanno orrore o fanno cinema, mentre mi occorre e occorre a lei l'architettura franta che scolpisce le discariche, affinché per ogni amante di ogni notte ci siano tubi sufficienti e lacci morsi] ... Adoro la quadratura delle parentesi, che azzarda l'impossibile, e tu me l'hai insegnata.
Era la vita che la frugava ma, differentemente dalle abili propagini dalle unghie laccate, in questo caso si trattava di un'incisione operata alla luce alla placenta, quando ancora [ci]si dichiarava in debito d'affetto. Era per questo che Isabelle si agirava nel vicolo cieco della sua esistenza con le mani a tenere, per i lembi, la pancia e quello strano esserino che scalciava dal varco.
La giornata di Isabelle si snodava come le trecce della ragazzina di uno dei suoi gruppi di versi, mentre le ginocchia solamente potevano prendersi il lusso di dondolare dal troppo di un gradino. Peccato si trattasse di una delle due della coppia dolente, intimorita a notte dal dondolio dell'altalena vuota.
[Nessuno parla come te del terrore del vuoto, e del bambino assente]... Non c'è niente di più erotico che non parlare mai d'amore.
La perfezione della tua innocenza è solo tua. Io non c'entro nulla, dichiarava Isabelle al buco nello specchio.
[A cena ho letto il capitolo uno di cime tempestose, e ho cominciato a coltivare l'erica persino nella doccia, dovessimo sbagliarci]
Casa mia ha un dungeon a cielo aperto, nessuno guarda le stelle come la sottomessa missione al sussurro del dolore. Ma l'architetto dice: usa la parola hammam.
[Nell'assenza di aggressione può passare davvero ogni forma di azzardo, persino il taglio del collo e del polso, ma per questo occorre che ci si parli a mani giunte, guardando l'altro che trasuda l'onere esclusivo del suo amore, e noi non siamo lì, e nemmeno dentro]
In una serie di appunti, infilata come il batuffolo di profumo tra i seni, dove i seni sono gonfi e tesi come in una visualizzazione tridimensionale di Betty Page, ho orrore dell'assenza e sete di confusioni miste a umori, e voglio essere cipria come nei cinema al tempo delle scale di grigio e dei tailleurs a tubo. Devo sentire la vertigine della tua mano che risale lungo la calza fin dove l'orlo simula lo sfinimento della riga e perdipiù retta interrotta. [Usa la clip del reggicalze come un morsetto glamour e perditi nel gesto].
Non si concedono interviste, sono solo appunti per un romanzo.
[ho scritto a chiare lettere, sull'orma del corpo nel tuo letto: a mio fratello, gemello siamese legato a me per le scapole, l'onore del taglio. Qui non è dato guardarsi negli occhi e i nostri corpi non combaciano].
La bellezza è un'ala di cenere, tagliata, che galleggia sull'acqua. E la tua donna è bellissima.
[Mi innamoro di ogni ragazza che sappia mordermi sul collo, ma ad entrare lascio che siano solo gli occhi azzurrini] Da molto non m'innamoravo.
A casa mia sei la benvenuta, e porta sempre una pagina su cui manchi la parola chiave, Isabelle.